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Il governo sudanese è accusato di aver usato armi chimiche in Darfur

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Secondo Amnesty International almeno 200 persone, tra cui numerosi bambini, sono stati uccisi dallo scorso gennaio con armi chimiche

Il governo del Sudan è stato accusato di aver usato armi chimiche in Darfur. Secondo Amnesty International almeno 200 persone, tra cui numerosi bambini, sono stati uccisi dallo scorso gennaio con armi chimiche. Quelli che sono stati colpiti dal “fumo velenoso”, vomitano sangue, respirano a fatica e la loro pelle si stacca.

Da 13 anni il governo sudanese e i ribelli combattono in Darfur. Secondo quanto riferisce il direttore dell’unità di crisi di Amnesty, Tirana Hassan, non è cambiato nulla in tutti questi anni di conflitto e la situazione non accenna a migliorare. 

Un’indagine di otto mesi condotta dall’organizzazione ha rivelato l’uso di pratiche come stupri di massa, omicidi e bombardamenti nella regione di Jebel Marra, una remota area del Darfur. 

I ricercatori di Amnesty hanno anche ascoltato 56 testimoni del presunto utilizzo di armi chimiche in almeno 30 occasioni dalle forze sudanesi, durante l’offensiva contro il Sudan Liberation Army, guidato da Abdul Wahid lo scorso gennaio.

“La scala e la brutalità di questi attacchi sono difficili da esprimere a parole”, ha detto la signora Hassan. “Le immagini e i video che abbiamo visto nel corso della nostra ricerca sono davvero scioccanti. Molte foto mostrano i bambini coperti di lesioni e vesciche. Alcuni non erano in grado di respirare e vomitavano sangue”. 

I sopravvissuti hanno inoltre raccontato ad Amnesty International il putrido e “innaturale” odore di fumo che riempiva l’aria dopo che i bombardamenti.

Chi viene in contatto con questi fumi inizia immediatamente a vomitare sangue, i loro occhi cambiano colore, la pelle si indurisce e infine si stacca. 

Due esperti di armi chimiche di un’organizzazione indipendente hanno confermato che le lesioni osservate sui sopravvissuti erano coerenti con un attacco chimico. 

Amnesty chiede che i governi esercitino pressioni su Khartoum in particolare per consentire alle agenzie umanitarie l’accesso alle aree remote del Darfur. 

“Il fatto che il governo del Sudan stia ora ripetutamente usando queste armi contro il loro stesso popolo semplicemente non può essere ignorato e richiede un’azione”, ha riferito Hassan. 

“Questo sospetto utilizzo di armi chimiche rappresenta non solo uno dei punti più bassi nella serie di crimini di diritto internazionale da parte dei militari sudanesi contro i civili nel Darfur, ma anche un nuovo livello di arroganza da parte del governo nei confronti della comunità internazionale”. Amnesty ha inviato una copia del rapporto al governo sudanese, ma non è stata ricevuta risposta.

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