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Germania, rifugiati afghani sfrattati per fare posto agli ucraini: “Ci hanno dato 24 ore di tempo”

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A Berlino centinaia di famiglie di rifugiati afghani che hanno lasciato il Paese dopo il ritorno dei talebani al potere sono state sfrattate per far posto ai profughi in fuga dall’Ucraina. Lo riporta Foreign Policy. Il magazine americano ha intervistato una donna di 33 anni che era arrivata in Germania dall’Afghanistan a gennaio scorso dopo essere stata minacciata più volte nei due anni precedenti la presa di Kabul. Il governo, che da agosto scorso ha accolto circa 12mila rifugiati afghani, le aveva offerto un piccolo “appartamento container” provvisto di tutto, dove abitava insieme alla sua famiglia, a sua figlia di cinque anni e a suo figlio di otto mesi. Ma a marzo è arrivato lo sfratto: “Ci hanno dato solo 24 ore di tempo”, ha raccontato.

Come lei centinaia di afghani sono stati mandati via dalle abitazioni in cui, pur tra mille difficoltà, stavano cercando di ricostruire una vita e le proprie relazioni sociali anche grazie al permesso di soggiorno della durata di tre anni che Berlino ha immediatamente garantito a tutti coloro che arrivavano dall’Afghanistan. Eppure adesso sono gli ucraini la priorità: dall’inizio dell’invasione russa la Germania ha già registrato l’arrivo di circa 316mila persone. Di queste, 60mila sono rimaste nella capitale, dove il Ministero dell’Interno dispone di 83 differenti strutture per l’accoglienza dei profughi, in cui abitavano già oltre 20mila persone. Alcune sono state sgombrate per fare posto ai nuovi arrivati.

“Ci dispiace che la misura abbia provocato ulteriori difficoltà alle famiglie afghane, costrette ad abbandonare ambienti diventati familiari”, ha commentato Stefan Strauss, portavoce del Dipartimento per l’Integrazione, il Lavoro e i Servivi Sociali del Senato, che ha preso la decisione sulla base di “considerazioni necessarie e complesse dal punto di vista operativo”. Strauss ha detto che alcuni degli alloggi offerti dal governo erano solo “centri di arrivo” temporanei dove i rifugiati afghani non erano destinati a restare, e che per ragioni logistiche alcuni di questi dovevano essere riservati agli ucraini. Ma alcuni rifugiati nel frattempo avevano ottenuto un posto a scuola per i propri figli e iniziato a cercare lavoro. La decisione renderà più complicato il processo d’integrazione, mentre le nuove strutture offerte, che Strauss ha definito “in buono stato”, si sono rivelate in alcuni casi fatiscenti.

La donna intervistata da Foreign Policy ha raccontato di aver cambiato casa già due volte a partire da quando è stata sfrattata a marzo: la prima era finita in una residenza in cui condivideva spazi comuni, tra cui il bagno, con ex detenuti, un fatto che l’aveva messa in allerta per la sicurezza dei suoi figli. Ora si trova in un hotel destinato ai senzatetto, che condivide con altri rifugiati, migliore della sistemazione precedente ma in una zona periferica che non conosce e dove sarà più difficile trovare un posto a scuola per la figlia. L’alloggio, pagato dal governo, dovrebbe essere garantito fino a fine luglio.

“Il mio vecchio capo è stato ucciso a Kabul, e dopo aver ricevuto minacce personali, ho sempre avuto paura per la mia famiglia” ha raccontato. “Mia figlia continua a chiedermi se i talebani verranno qui, e posso finalmente dire no. È la prima volta che mi sento sicura e sono grata alla Germania che mi sta aiutando a costruire un futuro per mia figlia. Quando sono arrivate le prime immagini dall’Ucraina, ho pianto per queste persone. Conosco la guerra e i suoi orrori. Piango ancora per loro. Ma chiedo di essere trattati tutti allo stesso modo. Un rifugiato è un rifugiato”.

 

 

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