Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 13:46
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

La geopolitica del contrasto alla solitudine

Immagine di copertina
Un’immagine dell’affollato incrocio di Shibuya a Tokyo, in Giappone. Credit: Guido Fua’- AGF

Dai ministeri dedicati in Regno Unito e Giappone ai milioni spesi in Corea del Sud. L'assenza di contatti umani miete migliaia di vittime all’anno nel mondo. Ma solo 8 Paesi dell’Oms vantano apposite strategie nazionali. In Italia, invece, la politica ignora il problema

Una nuova priorità a livello globale. Esperti, no profit e organizzazioni internazionali chiedono a gran voce di porre attenzione su una dimensione finora sottovalutata della salute della persona: quella sociale. Un orientamento che si sta sempre più imponendo a livello internazionale invita a considerare solitudine e isolamento sociale parte di una nuova “epidemia” che non può essere affrontata con farmaci tradizionali e può avere gravi conseguenze sulla salute, fino alla morte.
Secondo gli esperti la “disconnessione sociale” può aumentare il rischio di malattie cardiache, depressione, ictus, demenza e morte prematura. Può inoltre incidere sul percorso scolastico e lavorativo di milioni di persone, arrivando a costare miliardi ogni anno.

Numeri preoccupanti
Dati citati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) indicano che il 16 per cento della popolazione mondiale, poco meno di una persona su sei, ha sofferto di solitudine nel periodo tra il 2014 e il 2023. Un’analisi condotta nel 2023 sui risultati di 90 studi (contenenti i dati di 2,2 milioni di persone) ha trovato che la solitudine, intesa come la sensazione soggettiva di essere soli, è associata a un aumento del rischio di morte del 14 per cento, mentre per l’isolamento sociale, che si riferisce a una carenza oggettiva di rapporti sociali, il rischio di mortalità aumenta del 32 per cento. Nel periodo dal 2014 al 2019 la solitudine è stata associata a più di 871 mila morti all’anno, pari a 100 decessi all’ora.
Questi dati sono riportati in un rapporto redatto dalla Commissione dell’Oms sulla connessione sociale, pubblicato un mese dopo che l’Assemblea mondiale della sanità ha adottato la prima risoluzione di sempre su questo tema, in cui si esorta i Paesi membri, con la collaborazione di altre organizzazioni internazionali, della società civile e del settore privato, ad «affrontare i fattori che determinano l’isolamento sociale e a promuovere relazioni sociali positive». Per il futuro, la commissione dell’Oms ha identificato cinque pilastri, o “aree strategiche” di intervento: politiche pubbliche, ricerca, interventi, misurazione e mobilitazione. «La salute sociale non è un lusso. È un bisogno umano», ha scritto il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus in un articolo su al-Jazeera assieme ai co-presidenti della Commissione sulla connessione sociale, l’ex chirurgo generale degli Stati Uniti Vivek Murthy e la diplomatica africana Chido Mpemba, ricordando che «ora, più che mai», la salute sociale «deve essere una priorità politica».

I pionieri
Finora sono pochi i Paesi che hanno elaborato piani o strategie nazionali per affrontare questa «crisi crescente», come l’ha definita Tedros. Unanalisi dell’Oms per il rapporto redatto l’anno scorso dalla Commissione sulla connessione sociale indicava che solo 8 dei 194 Stati membri dellOms avevano introdotto politiche specifiche per affrontare il problema della solitudine e dell’isolamento sociale: si trattava di Danimarca, Finlandia, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti e Svezia, a cui, negli ultimi mesi, si è aggiunta la Spagna. Tra questi non figura l’Italia, uno dei Paesi in cui la crescita delle famiglie con una sola persona è stata più alta negli ultimi decenni, secondo uno studio pubblicato nel 2021 sulla rivista scientifica Socius.
Agli Stati citati in precedenza se ne aggiungono altri che hanno adottato politiche incentrate principalmente su altre tematiche, come l’invecchiamento e la salute mentale, in cui lisolamento sociale e la solitudine vengono affrontati in via secondaria. Tra questi figurano Albania, Repubblica Ceca, Gibuti, Irlanda, Malta e Norvegia.
Altri ancora, come la Corea del Sud, hanno sperimentato soluzioni a livello locale. Il caso più rilevante è quello della capitale Seul, che nel 2024 ha lanciato il piano “Seul senza solitudine” per contrastare il fenomeno delle cosiddette “morti solitarie”, dopo averne registrate 559 nel solo 2023. Il programma, che prevede un investimento di 451,3 miliardi di won (270 milioni di euro) in cinque anni, punta a contrastare la solitudine sempre più diffusa nella capitale coreana, in cui le famiglie composte da una sola persona sono passate dal 16 a quasi il 40 per cento del totale in poco più di vent’anni.
L’iniziativa prevede una linea telefonica di supporto attiva 24 ore su 24 e i cosiddetti “negozi della mente”, luoghi concepiti per stimolare le “interazioni passive”, dove gli abitanti possono mangiare qualcosa o passare tempo in compagnia, senza dover parlare. Per chi ha necessità di un aiuto più strutturato, questi centri mettono a disposizione anche uno sportello psicologico. Le autorità cittadine hanno anche promosso serate speciali per single, come parte delle politiche per contrastare il calo del tasso di natalità in Corea del Sud, attualmente il più basso al mondo.

Le varie ricette statali
In termini di politiche nazionali, il pioniere è il Regno Unito, diventato nel 2018 il primo Stato ad aver approvato una strategia nazionale e ad aver attribuito a un membro del governo l’incarico di contrastare la solitudine. Uno dei perni della strategia, varata dal governo della conservatrice Theresa May, è lo strumento della “prescrizione sociale”. Il documento prevede lo stanziamento di fondi per consentire ai pazienti di partecipare a diverse attività, come corsi di cucina, camminate in gruppo e laboratori artistici, prescritte dai medici di base in modo da «ridurre la pressione sul Servizio sanitario nazionale». Da allora Paesi come Danimarca, Germania e Stati Uniti, hanno collaborato con Londra per valutare l’efficacia della “prescrizione sociale”.
Anche in Italia, dove non sono state adottate misure nazionali di contrasto alla solitudine o all’isolamento, sono stati sperimentati programmi di prescrizione sociale, che consentono di indirizzare i pazienti verso operatori che offrono servizi personalizzati senza ricorrere direttamente a farmaci. Il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 prevede iniziative come gruppi di cammino per il contrasto delle malattie croniche non trasmissibili, ma non vengono citate strategie specifiche per combattere solitudine e isolamento sociale.
A differenza delle strategie di altri Stati, quella adottata dal governo britannico non fa alcun riferimento a politiche assistenziali o di contrasto alla povertà, il che, secondo uno studio commissionato dall’Oms, «potrebbe riflettere la forte politica di austerità del governo al momento della sua elaborazione». Altri Paesi, come la Svezia, affrontano invece la solitudine come un problema sociale, riconoscendo il ruolo che le barriere strutturali e i pregiudizi possono avere nella diffusione della solitudine.
Un altro Paese in prima fila nelle politiche di contrasto alla “disconnessione sociale” è la Danimarca, l’unico ad aver fissato un obiettivo esplicito, quello di dimezzare il numero di persone affette da solitudine entro il 2040 (portandolo al 4 per cento della popolazione). Altri obiettivi della strategia danese sono quelli di ridurre la solitudine tra i bambini di età compresa tra gli 11 e i 15 anni, portandola allo stesso livello di quella degli adulti, con la possibilità, se saranno disponibili i dati, di ridurre anche la solitudine tra i bambini di età inferiore agli 11 anni.
Oltre al Regno Unito, l’unico altro Stato ad aver attribuito a un membro del governo l’incarico di contrastare la solitudine è il Giappone. La nomina del ministro della Solitudine, avvenuta nel 2021, ha fatto parte delle misure introdotte a seguito della pandemia di Covid-19, che ha accentuato i problemi di lungo corso di solitudine e isolamento sociale, legati allaumento del numero di nuclei familiari composti da una sola persona e allinvecchiamento della popolazione. Nel 2023 il Giappone ha anche approvato la prima legge al mondo ad affrontare la solitudine e lisolamento in modo sistematico.
Nonostante i primati, alcune organizzazioni ritengono che le risorse stanziate dal Giappone non siano adeguate. Secondo la no profit Institute for Social Vision Design le somme a bilancio per la promozione di misure contro la solitudine e l’isolamento sono una frazione di quelle messe a disposizione ad esempio dalle autorità sudcoreane per “Seul senza solitudine”. Lo stanziamento totale per quest’anno è di 3,24 miliardi di yen, pari a 17,85 milioni di euro, circa un terzo rispetto ai fondi annui destinati alle iniziative nella capitale sudcoreana, che conta un dodicesimo degli abitanti del Giappone.
Tra i Paesi che hanno redatto documenti ufficiali dedicati specificamente alla solitudine e all’isolamento sociale, l’Oms inserisce anche gli Stati Uniti, che nel 2023 hanno diramato una raccomandazione per contrastare l’«epidemia» che stava minacciando il Paese. A lanciare l’allarme era stato l’allora chirurgo generale degli Stati Uniti Vivek Murthy, in un rapporto dedicato alla «minaccia profonda» che questa può rappresentare per la salute e per il benessere delle persone. Nel documento Murthy, che ha poi co-presieduto la Commissione dell’Oms sulla connessione sociale, ha proposto un “framework” per una strategia nazionale, finora mai adottata.

Opportunità
L’assenza di una strategia o di un piano d’azione nazionale non ha impedito a startup e investitori statunitensi di interessarsi a un settore che sembra avere buone prospettive di crescita. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, alcune di queste iniziative sono finanziate da personalità di primo piano della Silicon Valley, come Meeno, un chatbot che aiuta le persone a migliorare le proprie capacità relazionali, che ha ricevuto un finanziamento dal colosso Sequoia Capital, o il Belong Center, no profit che organizza incontri di gruppo per contrastare la solitudine e ha ricevuto finanziamenti dal fratello di Elon Musk, Kimbal, il quale ha sottolineato la necessità di risolvere un problema diventato quanto mai urgente.
Più in generale sono molte le app e le startup che offrono servizi e prodotti dedicati al contrasto della solitudine. Dai robot per gli anziani, agli amici a noleggio, ai chatbot “amici” generati dall’intelligenza artificiale fino alle aziende che organizzano viaggi di gruppo, la “connessione sociale” è diventata un elemento centrale nel marketing di molte realtà aziendali. Tra queste c’è anche l’italiana WeRoad, che a maggio ha annunciato di aver concluso un round di finanziamento da 58 milioni di dollari (50 milioni di euro) con Airbnb come investitore principale. In un articolo su Fortune, il co-fondatore Fabio Bin ha tessuto le lodi dell’economia “Irl” (“In real life”, o “Nella vita reale”), spiegando che l’interesse per questi servizi «va ben oltre la persona su sei che soffre di solitudine». Secondo Bin, «il vero prodotto è sempre la connessione».

Ti potrebbe interessare
Esteri / L’ultimatum della Spagna all’Italia: “Basta controlli ai confini entro 48 ore o adotteremo contromisure”
Esteri / Usa: un giudice del New Mexico ordina a Meta di versare 567 milioni di dollari in un fondo per la salute mentale infantile
Esteri / Quando lo Stato interviene contro le nuove "solitudini": la strategia nazionale di Madrid
Ti potrebbe interessare
Esteri / L’ultimatum della Spagna all’Italia: “Basta controlli ai confini entro 48 ore o adotteremo contromisure”
Esteri / Usa: un giudice del New Mexico ordina a Meta di versare 567 milioni di dollari in un fondo per la salute mentale infantile
Esteri / Quando lo Stato interviene contro le nuove "solitudini": la strategia nazionale di Madrid
Esteri / Il Patto di Gedda: Arabia Saudita, Pakistan e Turchia firmano un accordo di mutua difesa
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Esteri / Conclusi a Roma i colloqui tra Israele e Libano mediati dagli Usa. Ma Tel Aviv non ferma i raid
Esteri / Chi è Abdul El-Sayed, il medico pro-Palestina che ha vinto le primarie democratiche in Michigan
Esteri / Attentato fallito in Germania: scoperti droni diretti contro aerei carichi di armi destinate all’Ucraina
Esteri / Elezioni in trincea: Israele valuta seggi elettorali per i soldati a Gaza, in Libano e in Siria
Esteri / Patto Iran-Oman per riaprire Hormuz. Usa e Israele preparano nuovi raid. Escalation in Libano e Yemen