Gasdotto EastMed: Israele, Grecia e Cipro firmano gli accordi intergovernativi

Il progetto, sostenuto da Ue e Usa, porterà il gas naturale dalla riserve del Mediterraneo orientale all'Italia e all'Europa

Di Anna Ditta
Pubblicato il 2 Gen. 2020 alle 08:46 Aggiornato il 2 Gen. 2020 alle 08:48
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Gasdotto EastMed: Israele, Grecia e Cipro firmano gli accordi intergovernativi

Israele, Grecia e Cipro firmano oggi ad Atene gli accordi intergovernativi per il gasdotto EastMed, il progetto da 1,900 chilometri per lo sviluppo di un hub del gas nel Mediterraneo orientale. Gli accordi saranno sottoscritti dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dal presidente della Repubblica di Cipro Nicos Anastasiades e dal primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis.

Il gasdotto avrà una capacità tra i 9 e i 12 miliardi di metri cubi all’anno e sarà alimentato dalla riserve a largo delle coste dei tre paesi.

EastMed dovrebbe essere collegato con il sud Italia, precisamente con la Puglia, e da qui arrivare al resto dell’Europa. Nella firma degli accordi di oggi il governo italiano ha solo una posizione da osservatore ma, come sottolinea il Sole24Ore, il progetto Igi Poseidon, il gasdotto di collegamento tra EastMed e la Puglia, procede “a passi spediti”.

Il progetto del gasdotto è supportato sia dall’Unione europea sia dagli Stati Uniti, che lo ritengono fondamentale affinché l’Europa possa diversificare le sue fonti energetiche. Attualmente, infatti, l’approvvigionamento di gas naturale del continente dipende molto dalle risorse russe.

Il Congresso statunitense il mese scorso ha approvato un provvedimento denominato Eastern Mediterranean Security and Energy Partnership Act, con cui Washington promette di sostenere e difendere, eventualmente anche con le armi, il progetto.

La mossa punta anche ad arginare l’influenza di Ankara nel Mediterraneo orientale. Di recente infatti la Turchia è stata sanzionata dalla Ue per aver interferito con le trivellazioni al largo di Cipro, e poi si è accordata con la Libia per ridisegnare i confini delle proprie acque territoriali, con un atto denunciato come “illegale” da altri Paesi dell’area, Grecia in testa.

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