Donald Trump mette la Groenlandia all’ordine del giorno del Forum di Davos: “Dev’essere degli Usa”
Il presidente Usa non vuole rinunciare all'isola artica e annuncia un incontro con le "varie parti” interessate a margine dell'appuntamento annuale in corso in Svizzera e minaccia il Regno Unito per la cessione delle Isole Chagos a Mauritius
Donald Trump insiste: la Groenlandia dev’essere degli Stati Uniti e pertanto ha organizzato un incontro con le “varie parti” interessate a margine del Forum economico di Davos, in corso in Svizzera fino al 23 gennaio. Ma non rinuncia alle minacce, in particolare contro il Regno Unito.
“Ho avuto un’ottima telefonata con Mark Rutte, il Segretario Generale della NATO, riguardo alla Groenlandia. Ho concordato un incontro tra le varie parti a Davos, in Svizzera”, ha scritto oggi Trump sul suo social Truth. “Come ho detto a tutti, molto chiaramente, la Groenlandia è fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale. Non si può tornare indietro – su questo, tutti sono d’accordo!”. L’appuntamento annuale, dedicato all’economia, sarà dunque incentrato sui rapporti transatlantici con la questione del territorio autonomo danese rivendicato dagli Usa al centro dei colloqui tra americani ed europei, con cui Trump è sicuro di riuscire a spuntarla. “Non credo che opporranno molta resistenza. Dobbiamo farlo”, ha dichiarato nelle scorse ore in Florida rispondendo a una domanda diretta di un giornalista sull’isola artica.
Al contempo, sempre sul suo profilo social, il presidente degli Stati Uniti ha pubblicato due screenshot di altrettanti messaggi attribuiti al capo di Stato francese Emmanuel Macron e al segretario generale della Nato Mark Rutte. Nel primo, attribuito all’inquilino dell’Eliseo, quest’ultimo ammetterebbe di “non capire cosa” Trump “sta facendo sulla Groenlandia”, segnalando le differenze sulla questione del territorio autonomo danese tra Usa e Francia, che la scorsa settimana (insieme a Germania, Finlandia, Svezia, Norvegia, Regno Unito e Paesi Bassi) ha inviato un piccolo continente sull’isola artica, provocando la reazione sdegnata di Washington che ha minacciato dazi contro le importazioni negli Stati Uniti.
Il secondo invece, attribuito segretario dell’Alleanza atlantica Mark Rutte, mostrerebbe la disponibilità dell’ex premier olandese a mediare tra la Casa bianca e gli alleati europei sulla questione: “Mi impegno a trovare una via d’uscita per la Groenlandia”.
L’Unione europea comunque valuta l’imposizione di ritorsioni commerciali contro i nuovi dazi annunciati dalla Casa bianca, su impulso proprio della Francia. Ieri intanto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che oggi ha pronunciato uno dei discorsi di apertura del Forum di Davos, aveva ribadito la “necessità di rispettare inequivocabilmente” la sovranità della Groenlandia e della Danimarca. Previsto nel pomeriggio anche l’intervento del presidente francese Macron, che ha recentemente denunciato “il nuovo colonialismo e il nuovo imperialismo” nelle relazioni internazionali.
Sempre sul suo profilo però il presidente ha anche pubblicato due immagini provocatorie sul suo stesso profilo. Una è una foto modificata dell’incontro tenuto ad agosto scorso da Trump alla Casa bianca con il premier britannico Keir Starmer, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, il capo di Stato finlandese Alexander Stubb, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il segretario generale della Nato Mark Rutte. Di fronte a loro però figura una mappa delle Americhe con Usa, Canada, Groenlandia e Venezuela colorate con la bandiera a stelle e strisce.
Un’altra illustrazione pubblicata dal magnate mostra invece Trump con il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance piantare una bandiera statunitense in Groenlandia vicino a un cartello che indica il territorio come appartenente agli Usa “a partire dal 2026”.
Ma oltre alle provocazioni sono arrivate anche le minacce, in particolare contro il Regno Unito. Trump ha definito “una grande stupidaggine” l’accordo raggiunto nell’ottobre del 2024 da Londra per cedere a Mauritius la sovranità sulle Isole Chagos, compreso l’atollo di Diego Garcia usato dagli Stati Uniti come base militare, ponendo di fatto fine al dominio sull’ultima colonia britannica in Africa mentre gli Usa trattano l’acquisizione della Groenlandia. “Il fatto che il Regno Unito rinunci a un pezzo di terra estremamente importante è un atto di GRANDE STUPIDITÀ e si aggiunge a una lunga lista di ragioni concernenti la sicurezza nazionale per cui la Groenlandia deve essere acquisita (dagli Usa)“, ha scritto il presidente sul suo social network Truth. “Sorprendentemente, il nostro ‘brillante’ alleato della NATO, il Regno Unito, sta attualmente valutando la possibilità di cedere l’isola di Diego Garcia, sede di una base militare statunitense di vitale importanza, a Mauritius, e lo sta facendo SENZA ALCUN MOTIVO”, ha aggiunto Trump, secondo cui “non c’è dubbio che Cina e Russia abbiano notato questo atto di assoluta debolezza”. “Queste sono potenze internazionali che riconoscono solo la FORZA”, ha rimarcato. “Ed è per questo che gli Stati Uniti d’America, sotto la mia guida, sono ora, dopo solo un anno (dall’inizio del suo secondo mandato presidenziale, ndr), rispettati come mai prima d’ora”. “La Danimarca e i suoi alleati europei devono FARE CIÒ CHE È NECESSARIO”, ha concluso, tracciando un parallelo tra l’arcipelago situato nell’Oceano Indiano e l’isola artica.
L’intesa citata, approvata oltre un anno fa anche dalla precedente amministrazione degli Stati Uniti, è stata firmata lo scorso maggio. In base a questo accordo, il Regno Unito restituisce le Isole Chagos a Mauritius, ma mantiene un contratto di locazione di 99 anni sull’isola principale, Diego Garcia, al fine di mantenere una base militare congiunta statunitense-britannica nella regione. Allora anche l’attuale segretario di stato Usa Marco Rubio elogiò sui social l’accordo, affermando che ”garantisce un funzionamento a lungo termine, stabile ed efficiente” della base di Diego Garcia, “essenziale per la sicurezza regionale e globale”.

