La questione catalana, gli attacchi a Sánchez e l’incertezza politica: la Spagna verso le urne

Le elezioni del 10 novembre si avvicinano ma rimane l'incertezza

Di Romolo Tosiani
Pubblicato il 5 Nov. 2019 alle 16:04 Aggiornato il 6 Nov. 2019 alle 11:52
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Immagine di copertina

Elezioni Spagna 2019: il dibattito elettorale in un Paese bloccato

Le Elezioni in Spagna si avvicinano. Il dibattito tra i cinque candidati principali, andato in onda ieri sera, è un’ottima sintesi della complicata situazione di un Paese che va alle urne domenica 10 novembre per la quarta volta in quattro anni e che non riesce a rompere lo stallo politico.

L’unico confronto prima dell’apertura dei seggi ha visto in campo: Pedro Sánchez, del PSOE (Partito Socialista), Pablo Casado, del PP (Partido Popular), Albert Rivera, di Ciudadanos, Pablo Iglesias, di Unidas Podemos e Santiago Abascal, di Vox. Per quest’ultimo si tratta del debutto, il suo partito non era ammesso al dibattito precedente per le elezioni del 28 aprile.

Un dibattito tra cinque candidati diventato in alcuni momenti un quattro contro uno. Il bersaglio degli altri leader è stato il presidente in carica, il socialista Pedro Sánchez, sempre più a suo agio in un ruolo istituzionale e moderato. Sánchez propone l’incarico alla lista più votata, nessuna coalizione, ma un governo di minoranza, una soluzione del tutto simile alle richieste dell’ex presidente Mariano Rajoy (PP) nella campagna elettorale del 2016.

Elezioni Spagna 2019, i candidati

Pablo Casado, Santiago Abascal, Pablo Iglesias e Albert Rivera non hanno risparmiato gli attacchi a Pedro Sánchez. I temi principali riguardano la gestione della questione catalana, l’immigrazione, l’economia e la recente esumazione del dittatore Francisco Franco.

A sei mesi dalle ultime elezioni il panorama politico spagnolo è cambiato. Se nella tornata precedente la sfida era tra destra e sinistra, con PP, Ciudadanos e Vox contro PSOE e Podemos, ora si tratta di una sfida a convincere gli indecisi moderati. Il mancato accordo di governo tra le forze di sinistra ha spostato al centro Pedro Sánchez.

La questione catalana, dopo gli scontri a Barcellona delle ultime settimane, in seguito alla condanne di gran parte dei leader indipendentisti, è di nuovo protagonista del dibattito.

Il leader del PSOE, come presidente e favorito per vincere le elezioni è il protagonista, ha cercato di controllare il dibattito in ogni momento. Ha chiesto nuovamente l’astensione del PP e di Ciudadanos per consentire la formazione di un governo di minoranza.

I tre esponenti conservatori si sono dati battaglia per strapparsi voti a vicenda, ma intendono proporre un accordo di governo tra PP e Ciudadanos, con appoggio esterno di Vox, uno schema già realizzato in importanti comunità autonome (le regioni spagnole) come l’Andalusia e Madrid, dove governano sia la regione che il comune.

Pablo Iglesias, che continua a proporre un accordo a sinistra attraverso una coalizione, ha approfittato delle discussioni a destra per portare l’acqua al suo mulino: “Vede, signor Sánchez? La destra discute molto, ma poi non ha dubbi sul governare in coalizione. Vediamo se possiamo imparare!”

Sánchez ha schivato il colpo. Ogni volta che si riferiva a Iglesias, lo faceva per ricordare le differenze sulla questione catalana o sulle misure economiche. Il presidente facente funzioni ha presentato proposte concrete contro gli indipendentisti catalani. Sánchez ha annunciato che, se rieletto, reintrodurrà nel codice penale il reato di indizione di referendum illegale.

Pablo Casado ripropone un rinvigorito PP come prima alternativa al PSOE, i sondaggi premiano lo storico partito conservatore, che erode consensi a Ciudadanos. Casado ha chiesto con insistenza a Sánchez se avrebbe cercato l’appoggio degli indipendentisti. Il socialista si è bloccato, non ha risposto ed è tornato a leggere i suoi appunti con la testa bassa.

Albert Rivera ha attirato l’attenzione in modo poco ortodosso, si è presentato con un pezzo di pavé: “Guardate, questo non è un souvenir del muro di Berlino. Questa è un pezzo di pavé di Barcellona, dalla mia città”, ha detto il leader Ciudadanos, rappresenta “il disordine pubblico, la minaccia alla democrazia spagnola e allo stato di diritto”.

Santiago Abascal, di Vox, è stato molto efficace con la sua retorica patriottica e ha approfittato del fattore novità in questo contesto.

Le particolarità del confronto

Nel confronto è entrato di sfuggita anche l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, Albert Rivera ha contestato i legami tra il leghista e Abascal, mostrando una foto di Salvini con la “estelada”, la bandiera indipendentista catalana.

In un dibattito molto lungo, iniziato alle 22 e concluso all’1:40 di notte, non si sono viste soluzioni concrete allo stallo che dura dal febbraio 2019, quando il governo Sánchez non ha ottenuto il voto positivo del Congresso per l’approvazione della manovra economica.

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