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Elezioni in Bolivia 2019: vince il presidente uscente Evo Morales, risultato contestato dall’opposizione

Il leader del Movimento Al Socialismo ha conquistato il quarto mandato al primo turno

Di Donato De Sena
Pubblicato il 20 Ott. 2019 alle 08:05 Aggiornato il 25 Ott. 2019 alle 11:46
Immagine di copertina
Il presidente Evo Morales è in carica dal gennaio 2006

Elezioni presidenziali in Bolivia 2019

Elezioni presidenziali in Bolivia 2019. Domenica 20 ottobre, il Paese sudamericano si è recato alle urne per scegliere il presidente della Repubblica dopo una campagna elettorale caratterizzata da un confronto molto polarizzato e un clima teso.

I boliviani hanno votato per eleggere il presidente e il suo vice, 130 deputati e 36 senatori. I risultati definitivi sono arrivati dopo alcuni giorni, con il successo dell’uscente Evo Morales. Ma sono stati contestati dalle opposizioni.

La vittoria del presidente uscente Evo Morales

Lo spoglio delle schede praticamente concluso da parte del Tribunale supremo elettorale (Tse) (99,99 per cento dello scrutinio) ha dato come responso la vittoria al primo turno del presidente uscente Evo Morales, in carica dal 2006 e alla ricerca del quarto mandato. Il leader del Movimento Al Socialismo si è imposto davanti al suo sfidante, l’ex presidente centrista Carlos Mesa.

Due giornali, La Razon e Los Tiempos, hanno riferito che, quando manca lo 0,1 per cento dei voti da scrutinare, il capo dello Stato uscente ha raccolto il 47,07 per cento dei consensi, mentre a Mesa è andato il 36,51 per cento. Questo fa una differenza del 10,56.

In Bolivia un candidato si aggiudica la presidenza al primo turno se ottiene il 50 per cento più uno dei voti, o il 40 per cento con dieci punti di vantaggio sullo sfidante più vicino.

Il risultato contestato da opposizione, Osa e Ue

Il risultato delle presidenziali 2019 viene però contestato dall’opposizione boliviana, che ha organizzato anche proteste in varie città, dall’Organizzazione degli Stati americani (Osa), dalla Ue e dagli Usa, che ritengono che varie irregolarità nel processo elettorale spingono a ritenere che la questione dovrebbe essere risolta comunque con un ballottaggio.

L’Unione Europea ha preso posizione sul voto in Bolivia, sostenendo in una nota la richiesta dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) di svolgere una seconda tornata elettorale, nonostante il presidente Morales si sia già proclamato vincitore, tenuto conto delle difficoltà di conteggio delle schede e dei sospetti di irregolarità che hanno provocato nei giorni scorsi proteste di piazza e violenze.

L’Ue ha spiegato di condividere la posizione dell’Osa secondo cui “l’opzione migliore sarebbe quella di organizzare una seconda tornata per ripristinare la fiducia e garantire il pieno rispetto della scelta democratica del popolo boliviano”.

La campagna elettorale: favorito Morales

Nelle ultime settimane i principali partiti hanno organizzato manifestazioni lanciando messaggi di vittoria e promesse di giorni migliori per la Bolivia. E Morales, leader del Mas dal 1998, ha chiesto ai suoi militanti unità e sostegno per rimanere per altri cinque anni alla guida del Paese, per conquistare il quarto mandato consecutivo, e continuare il processo di cambiamento.

Il presidente ha dichiarato che il suo sogno è lasciare la Bolivia, con la sua gestione dal 2020 al 2025, come il paese con il più alto sviluppo economico in Sud America. Già oggi il Paese vanta un tasso di sviluppo migliori nella sua regione.

“Vogliamo dare altri cinque anni della nostra esperienza in modo che la Bolivia continui a crescere economicamente”, ha dichiarato Morales, molto popolare nelle aree rurali e tra le fasce più povere della popolazione.

Gli altri candidati delle elezioni presidenziali in Bolivia 2019

Il principale candidato dell’opposizione era l’ex presidente Carlos Mesa, apprezzato dall’alta borghesia, che ha chiuso la campagna a Santa Cruz lanciando un messaggio al presidente. “Da qui diciamo al candidato illegale che non abbiamo paura di lui e che il 20 ottobre se ne andrà”, ha scritto su Twitter. E ancora: “Questo 20 ottobre non parteciperemo solamente alle elezioni, ci giocheremo il futuro della nostra amata Bolivia”.

Altro candidato alla presidenza era il senatore e rappresentante dell’alleanza Bolivia dice No, Oscar Ortiz, che ha chiuso la sua campagna affermando che una delle prime cose che farà sarà “fare un accordo per la salute” e combattere la corruzione. In corsa anche Chi Hyung Chung, per il Partito Democratico Cristiano della Bolivia. Ha chiuso la sua campagna al Cambodromo di Santa Cruz con una grande presenza di sostenitori.

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