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Elezioni in India, i risultati: vittoria schiacciante per il premier Narendra Modi

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 23 Mag. 2019 alle 09:40 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 22:59
Immagine di copertina
Credit: SAM PANTHAKY/AFP

ELEZIONI INDIA 2019 RISULTATI – A conteggi quasi ultimati per le elezioni generali in India si profila una vittoria schiacciante della Nda, la coalizione del premier Narendra Modi, che ottiene una vittoria senza precedenti, con una valanga di voti, molti più di quelli previsti dalla maggioranza degli exit poll. Secondo dati nazionali diffusi dalla Commissione Elettorale in tarda mattinata la Nda otterrebbe 345 seggi, l’Upa 79, la coalizione Mgb Mahagathbandhan 19 e gli altri partiti 99.

Elezioni India 2019 risultati

In India sono stati chiamati a votare per le elezioni generali del 2019 oltre 900 milioni di persone.

Dall’11 aprile fino al 19 maggio gli abitanti dei 29 stati indiani saranno chiamati a rinnovare i 543 seggi del Lok Sabha, la Camera Bassa del Parlamento indiano.

Le elezioni, considerate le più estese mai tenutesi al mondo, si sono svolte in sette tornate. A turno, quindi, gli abitanti dei 29 stati indiani hanno espresso la propria preferenza per eleggere il loro rappresentante alla Camera bassa.

I cittadini dell’India dovevano scegliere tra una rosa di circa 8mila candidati. In totale, si prevede circa un milione di seggi.

Nonostante l’altissimo numero di candidati quella in India è stata una sfida a due: da un lato l’attuale primo ministro Narendra Modi, leader del Bjp (Bahratiya Janata Party, il Partito del Popolo Indiano), e dall’altra Rahul Gandhi, Presidente dell’Inc (Indian National Congress).

Le promesse elettorali del premier uscente 

Nel 2014 l’attuale premier aveva conquistato 282 seggi. La sua campagna elettorale ha avuto come slogan principale “Un’India determinata, un’India più potente”.

Temi principali del programma elettorale sono stati: lotta al terrorismo, crescita economica, nazionalismo, cancellazione dell’articolo 35A della Costituzione indiana che garantisce al Kashmir lo statuto di regione speciale, condizioni di vita migliore per gli agricoltori, pensione per i contadini sopra i 60 anni, realizzazione di 75 nuove facoltà di Medicina.

Lo sfidante Gandhi

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A contendere il posto di primo ministro a Modi è stato Rahul Gandhi, figlio di Sonia Gandhi. Al centro della sua campagna elettorale vi sono stati il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini indiani e la crescita economica.

Nello specifico, il candidato dell’opposizione ha promesso nuovi posti di lavoro, reddito minimo garantito per le fasce più povere della popolazione, modifica della legislazione che regola il lavoro femminile, la cancellazione dei debiti dei contadini, maggior tutela dei diritti e dei minori, lotta alla corruzione e quote rosa nel Governo.

Ghandi sperava di dare nuovo lustro all’Inc, partito che nelle passate elezioni aveva ottenuto solo 44 seggi.

Le relazioni con il vicino Pakistan

Al centro della campagna elettorale vi è stato anche il rapporto tra India e Pakistan. Le due potenze (entrambe detentrici di armamenti nucleari) sono arrivate ai ferri corti a febbraio quando l’India ha condotto un raid in Pakistan in risposta a un attacco del gruppo jihadista Jaish-e-Mohammed, con sede proprio in Pakistan.

Al di là dello specifico casus belli, il nodo della discordia tra i due paese fin dal 1971 è il Kashmir, Stato a maggioranza musulmana conteso tra India e Pakistan.

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Prospettive di vittoria

Le elezioni del 2019 sono state vissute come un referendum sul premier Modi, figura considerata da molti come divisiva a causa del forte nazionalismo che ha contraddistinto il suo Governo. Modi con le sue politiche ha acuito la divisione tra la maggioranza induista del paese e la minoranza musulmana.

Gli analisti erano divisi sul risultato delle elezioni: dopo il voto regionale, il premier uscente ha perso una parte dei consensi ma l’ultima escalation tra India e Pakistan ha fatto risalire la popolarità di Modi.