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L’Economist ha spiegato perché non ci sono (e non ci saranno) più attentati terroristici in Europa

Di Laura Melissari
Pubblicato il 22 Feb. 2019 alle 11:36 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 01:29
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Immagine di copertina

L’Economist, il più autorevole settimanale britannico finanziario, ha analizzato il motivo per cui il terrorismo islamico sta sparendo. Il settimanale è partito dalla constatazione fattuale secondo cui il numero degli attentati di matrice islamica è crollato vertiginosamente, dopo il boom degli ultimi anni.

L’Economist parla addirittura di terrorismo ridotto ai minimi termini, vicino alla scomparsa. E il motivo che individua è principalmente uno: gli immigrati musulmani di terza generazione sono sempre più integrati nelle società europea. L’assimilazione della cultura europea è sempre più profonda, sostiene il magazine britannico.

Sono quei cittadini, ormai perfettamente francesi, belgi, tedeschi, britannici, per i quali paesi come Marocco, Egitto, Algeria, Tunisia, non sono altro che la “terra dei nonni”.

Il dato da cui è partito l’Economist è il seguente: nel 2015 le vittime degli attentati jihadisti in Europa sono state 150. Nel 2018 solo 14. Un crollo del 90 per cento.

Ormai in Europa si muore più di morbillo che di attentati terroristici. E il motivo è tanto semplice quanto rassicurante. Secondo l’Economist, non è però il momento di abbassare la guardia.

“La criminalità deve essere affrontata con fermezza dalla giustizia e dai servizi di intelligence”, spiega il settimanale, che però sostiene che “un atteggiamento di interferenza dal pugno duro alienerebbe ora le simpatie di una serie di comunità la cui collaborazione è necessaria per identificare i potenziali terroristi al loro interno mentre”.

“Se messi sulla difensiva, i musulmani rafforzerebbero le loro identità comuni, ritraendosi in una vera e propria segregazione, quella che si vorrebbe evitare”, si sostiene nell’analisi.

Non sono le moschee a destare allarme, quanto più la rete e le carceri.

Il settimanale sostiene che è in corso “un naturale processo di adattamento ed assimilazione che si sta rivelando più efficace dell’azione di qualsiasi governo per contrastare la minaccia posta dall’estremismo islamico”. Assimilazione naturale è dunque la chiave di volta che servirà ad estirpare una volta per tutte le devianze estremiste di alcuni gruppi che negli anni scorsi hanno terrorizzato il continente.

L’Economist sottolinea la parola ‘naturale’ di questo processo, evidenziando come i musulmani di terza generazione che entrano nell’età adulta, sono più “emancipati e sicuri delle due generazioni precedenti”.

Questa generazione “non ne vuol sapere molto di imam che vengono dall’estero e della propaganda violenta jihadista”, si legge nell’analisi.

Tra gli elementi che hanno portato a questa assimilazione naturale vi è un allentamento della dimensione pubblica e comunitaria della fede, vissuta sempre di più come un fatto privato e non più un’appartenenza sociale. Sempre più accettati – e diffusi – sono anche i matrimoni interreligiosi.

“I musulmani stanno divenendo nativi dell’Occidente”, sostiene l’Economist, guardando con favore a questa integrazione, che a differenza dei singoli – e ormai sporadici – episodi di violenza ed estremismo, non fa rumore. Ma cresce imperterrita.

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