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Il controverso caso della donna immigrata nel Regno Unito che stava per essere deportata in Giamaica

Paulette Wilson, nel Regno Unito dal 1968, è stata improvvisamente considerata "clandestina" e portata in un centro di immigrazione. La sua storia ha creato grande scalpore mediatico

Di Laura Melissari
Pubblicato il 15 Gen. 2018 alle 10:54 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:48
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Immagine di copertina

Aveva vissuto per oltre 50 anni nel Regno Unito, quando all’improvviso è stata minacciata di espulsione e portata nel centro di immigrazione Yarl’s Wood.

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È la storia di Paulette Wilson, una donna di 61 anni che ha lavorato per anni alla mensa della Camera dei Comuni.

Il quotidiano The Guardian e altri media britannici hanno raccontato la sua storia, a lieto fine dal momento che, dopo lo scalpore mediatico che ha suscitato il caso, Paulette ha ricevuto il permesso di restare.

Dopo essere stata privata dell’assistenza sanitaria e del permesso di lavorare, e dopo la detenzione nel centro di immigrazione, la donna è stata portata all’aeroporto di Heathrow per essere trasferita in Giamaica, paese nel quale non è mai ritornata da quando era fuggita a 10 anni e nel quale non ha più alcun parente in vita.

La sua storia ha creato indignazione e mobilitazione nel Regno Unito, e adesso che il permesso di residenza è stato confermato, la donna è vicina all’ottenimento della cittadinanza britannica.

“È una grande notizia. Ho lottato negli ultimi due anni e mezzo: è difficile farlo senza soldi”, ha detto Wilson.

La donna però continua a non capire il motivo per cui, dopo 50 anni, è stata considerata all’improvviso un’immigrata “clandestina”, pur avendo lavorato e pagato le tasse nel Regno Unito per la quasi totalità della sua vita.

Secondo le linee guida del governo, chiunque sia arrivato nel Regno Unito entro il 1 gennaio 1973, ha il diritto di restare. La donna era arrivata nel 1968.

“Non ho mai fatto nulla di sbagliato; come potrei essere illegale? Sarebbe bello ricevere delle scuse dal governo che dicesse: siamo spiacenti di averti detto ciò”.

La donna dovrà ora completare il processo di naturalizzazione per diventare ufficialmente cittadina britannica.

La figlia ha raccontato al Guardian quando l’esperienza, in particolare quella vissuta nel centro di detenzione, l’abbia segnata.

L’intervento di Jim Wilson, un avvocato che lavora con il Centro per i rifugiati e i migranti di Wolverhampton, ha contribuito alla deportazione di Paulette in Giamaica. Dopo che l’attenzione mediatica si è focalizzata sul caso, questo in poco tempo è stato risolto.

“È stata trattata in modo abominevole”, ha detto l’avvocato. “È significativo che abbiano scelto una persona vulnerabile – qualcuno che non sa leggere correttamente, che non ha conoscenza del sistema e nessun fondo per ottenere consulenza legale. Ci sono molte altre persone in questa situazione, semplicemente non sappiamo quante”.

Alcuni parlamentari stanno valutando quante persone nella stessa situazione di Paulette hanno subito lo stesso brutale trattamento.

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