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Usa, decisione storica della Corte Suprema: “No a licenziamenti su orientamento sessuale”

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 15 Giu. 2020 alle 17:05
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Usa, Corte Suprema: “No licenziamenti su orientamento sessuale”

“No ai licenziamenti su orientamento sessuale”: con una decisione storica la Corte Suprema Usa ha stabilito nella giornata di lunedì 15 giugno 2020 che nessuna persona può essere allontanata dal proprio posto di lavoro perché gay o transgender. La decisione è stata presa a maggioranza con una votazione di 6 a 3 e con il presidente della Corte John Roberts e il giudice conservatore Neil Gorsuch che hanno votato con i giudici di nomina democratica. Nella sentenza i giudici spiegano che “un datore di lavoro che licenzia un dipendente perché gay o transgender viola il Titolo VII”. Il riferimento è al principio contenuto nel Civil Rights Act del 1964 che vieta qualsiasi discriminazione sulla base del sesso, e che include identità di genere e orientamento sessuale.

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La possibilità di rendere possibili i licenziamenti dei transessuali era stata avanzata dall’amministrazione Trump ormai un anno fa quando aveva chiesto alla Corte Suprema di legalizzare la possibilità di mandare via dal posto di lavoro una persona per il suo orientamento sessuale. Secondo l’opinione dei membri del Dipartimento di Giustizia, infatti, chi aveva firmato il Civil Rights Act nel 1964 non aveva in mente la lotta alle discriminazioni contro le persone bisessuali, gay o trans ma soltanto quelle tra uomo e donna e tra bianchi e afroamericani. Un’opinione smentita dalla storica decisione della Corte Suprema arrivata nella giornata di lunedì 15 giugno.

Leggi anche: Usa, Trump chiede di legittimare il licenziamento delle persone transgender

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