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Usa, la nomina di Barrett rischia di spostare la Corte Suprema a destra per decenni

Di Luca Serafini
Pubblicato il 27 Set. 2020 alle 11:57 Aggiornato il 27 Set. 2020 alle 12:14
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Immagine di copertina
Donald Trump e Amy Coney Barrett. Credit: Ansa

Una Corte Suprema sbilanciata a destra per decenni, in grado di orientare decisioni cruciali su temi come aborto, diritti civili, dei migranti e delle minoranze. È questo l’effetto pressoché certo della nomina di Amy Coney Barrett da parte del presidente Usa Donald Trump. Una decisione annunciata da tempo e confermata nel pomeriggio di ieri, che ora dovrà passare al vaglio del Senato, dove però la ratifica della scelta presidenziale appare praticamente certa, nonostante le proteste di Joe Biden e dei democratici.

Con Barrett, la Corte Suprema Usa sarà composta da sei giudici conservatori, mentre ne rimarranno solo tre di area liberal. Una maggioranza schiacciante, che lascerà verosimilmente poco spazio e mediazioni e che soprattutto rischia di rendere la Corte una sorta di costola di un Congresso a guida repubblicana, piuttosto che un contropotere in grado di bilanciare quello dell’esecutivo. Questo, ovviamente, se Donald Trump dovesse vincere le elezioni presidenziali del novembre prossimo.

Se il nuovo presidente dovesse invece essere Joe Biden, si aprirebbe un potenziale conflitto tra poteri dello Stato in grado di inquinare il dibattito politico statunitense per i prossimi quattro anni. Sia come sia, le nomine alla Corte Suprema sono a vita, motivo per cui una composizione così sbilanciata a destra può compromettere gravemente il corretto operato della Corte Stessa.

È importante ricordare come si sia arrivati a questo esito: prima di Amy Coney Barrett, Trump aveva nominato altri due giudici durante la sua presidenza. Si tratta di  Neil Gorsuch, nominato nel 2017 e Brett Kavanough, nel 2018, entrambi di area conservatrice e entrambi confermati dal voto del Senato a maggioranza repubblicana, come dovrebbe avvenire per Barrett. Quest’ultima andrà a prendere il posto di Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema deceduto a 87 anni. Come ha spiegato Iacopo Luzi in questo articolo per TPI, “fino alla morte di Ginsburg, la situazione era abbastanza bilanciata, con quattro giudici tendenzialmente conservatori, quattro liberali e un giudice, John Roberts, con opinioni centriste”. La contromossa di Biden, se venisse eletto, potrebbe essere quella di “aumentare il numero dei giudici della Corte Suprema. In fondo, non c’è nessuna regola che stabilisce che debbano essere 9”.

Ed è forse questa la strada maestra, probabilmente l’unica, che sarebbero costretti a percorrere i Democratici per evitare che su una serie di questioni cruciali per i diritti e la vita degli americani, la Corte Suprema faccia blocco rispetto alle decisioni politiche di un governo dem, determinando una paralisi del potere esecutivo.

Amy Coney Barrett, 48 anni e 7 figli, è nota per essere una figura fortemente conservatrice. Fervente cattolica, fu accusata dal New York Times di essersi iscritta all’organizzazione “People of Praise”, una sorta di setta “dove i membri giurano fedeltà gli uni agli altri” e dove si insegna “che il marito è il padrone delle mogli e l’autorità in famiglia”. Dura e intransigente nei confronti dei migranti, si è sempre opposta alla riforma sanitaria di Barack Obama, nota come Obamacare, ed ha espresso a più riprese posizioni contrarie all’aborto. E proprio questi sono alcuni dei temi di cui dovrà occuparsi come giudice della Corte Suprema, assieme ai suoi otto colleghi. Cinque dei quali, però, sostanzialmente allineati alle sue posizioni e pronti a trasformare la Corte in un avamposto giudiziario del conservatorismo politico dei Repubblicani.

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