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Come stanno andando le elezioni per il nuovo segretario generale dell’Onu

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito per effettuare il terzo straw poll per determinare chi sostituirà Ban Ki-moon

Di Elia Francesco Nigris
Pubblicato il 30 Ago. 2016 alle 09:27 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:45
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Immagine di copertina

NEW YORK – Nel pomeriggio di ieri, ora di New York, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito per effettuare il terzo straw poll per determinare chi sostituirà Ban Ki-moon nella posizione di Segretario generale dell’Organizzazione.

Questi straw poll, che permettono ai quindici membri del Consiglio di Sicurezza di esprimere segretamente la propria opinione favorevole, neutra o sfavorevole di ciascuno dei candidati, hanno la funzione sostanziale di verificare la forza delle varie candidature ufficiali.

I candidati devono certamente ambire a raccogliere il maggior numero di voti favorevoli, ma in particolare devono limitare al minimo quelli sfavorevoli, in particolare se essi dovessero venire da uno dei cinque membri permanenti con diritto di veto. 

Come avevamo riportato in precedenza, la competizione non manca – ci sono ancora dieci candidati in corsa – ma il voto di ieri potrebbe portare ai primi ritiri di rilievo, dopo quelli dell’ex ministro degli Esteri della Croazia, Vesna Pusić, arrivata ultima nel primo giro di votazioni, e quello recente di Igor Lukšić, attuale ministro degli Esteri montenegrino. In particolar modo, il rappresentante permanente del Regno Unito, Matthew Rycroft, ha auspicato che il campo si riduca e, a giudicare dai risultati, sembra verosimile che ciò accadrà, sebbene non necessariamente in modo significativo.  

Secondo quando riportano fonti affidabili, l’esito del voto, tecnicamente segreto, vedrebbe ancora in vantaggio l’ex primo ministro portoghese António Guterres, che tuttavia con undici voti a favore, tre a sfavore e uno neutro, conferma un trend negativo che ha visto i voti sfavorevoli andare da zero nel primo straw poll, a due nel secondo, fino a tre in quello di ieri. Se fosse confermato che uno dei tre voti sfavorevoli sia stato espresso dalla Federazione Russa, la sua posizione sarebbe quella di un front runner molto debole.

A sorpresa, subito dietro a Guterres, è arrivato l’attuale ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajčák, che potrebbe essere stato aiutato dal recente incontro con Putin in Russia del suo primo ministro Fico, durante il quale si è appunto parlato della sua candidatura.

Lo slovacco è infatti passato da due espressioni favorevoli a nove, ma rimangono numerose, cinque per la precisione, quelle negative, a fronte di una neutra. Al terzo posto, a pari merito con il serbo Jeremic, è giunta la bulgara Irina Bokova, prima tra le candidate donne, e attuale Segretario generale dell’Unesco, che conferma le sette espressioni favorevoli del turno precedente, ma riduce quelle sfavorevoli da sette a cinque.

A seguire, l’argentina Malcorra (7-7-1), il macedone Kerim (6-7-2), la neozelandese Clark (6-8-1) e lo sloveno Turk (5-6-4). Poi tutti gli altri, con la costaricana Figueres e la Moldava Gherman in ultima posizione, con ben 12 voti a sfavore. Proprio queste ultime potrebbero ritirarsi nelle prossime ore.

La situazione rimane quindi ancora intricata. Guterres rimane in vantaggio, ma perde consenso e rimane difficile immaginare che la Russia accetti un Segretario generale che è stato primo ministro di un paese Ue e Nato, specie quando la carica spetterebbe ad un candidato proveniente dal proprio gruppo regionale.

È molto difficile, invece, interpretare il risultato di Miroslav Lajčák, che ha raccolto consensi inaspettati, ma rimane comunque “sfavorito” per ben cinque paesi su quindici. Di certo, però, dal voto dello scorso 5 agosto ad oggi, il ministro degli Esteri slovacco è tornato ad essere rilevante e se davvero dovesse non dispiacere ai russi, cosa ancora non chiara, potrebbe avere serie chance.

Si trova ora in una posizione molto difficile Irina Bokova, terza classificata e prima tra le donne. Il suo consenso è rimasto stabile, si sono ridotte le posizioni sfavorevoli, ma continua a piacere molto poco agli Stati Uniti e al Regno Unito. L’ex rappresentante permanente americano all’Onu Bolton, nominato da George W. Bush, l’ha criticata apertamente in un articolo pubblicato sul Wall Street Journal.

Inoltre, sul Times of London è recentemente uscito un editoriale molto poco lusinghiero su Bokova, che veniva accusata di essere un “relitto dal passato comunista” e sostanzialmente un disastro come Segretario generale dell’Unesco.

Il pezzo è firmato da Andrew Mitchell, attuale parlamentare conservatore ed ex segretario di Stato per lo sviluppo internazionale nel primo governo Cameron. Mitchell aveva, inoltre, sostenuto l’attuale ministro degli Esteri Boris Johnson per la posizione di primo ministro, dopo le annunciate dimissioni di David Cameron a seguito del referendum sulla Brexit

Se Bolton è un feroce oppositore dell’amministrazione Obama e la sua è certamente una voce indipendente rispetto a quella degli attuali decision-maker a Washington, è invece difficile immaginare che un attacco così frontale, da una persona tutto sommato vicina a Downing Street, non volesse essere un segnale inequivocabile per Bokova, che infatti ha parlato di “attacco senza dignità”.

Mitchell, peraltro, non si è limitato a criticare Bokova, ma ha anche suggerito come alternativa il nome di un’altra donna bulgara, Kristalina Georgieva, attuale commissaria europea al Bilancio e alle Risorse umane, che, come avevamo già scritto, rimane probabilmente l’unico nome al di fuori dell’attuale rosa ad avere ancora vere e proprie chance di successo.

Si fa dura invece per il serbo Vuk Jeremić, ex ministro degli Esteri ed ex presidente dell’Assemblea Generale Onu, che era arrivato in seconda posizione nel voto precedente ed ha ora perso consenso. Jeremić ha comunque annunciato su Twitter che non si ritirerà. Difficile, a questo punto, sembra essere il successo di Susana Malcorra, attuale ministro degli Esteri argentino, e quello dell’ex primo ministro neozelandese e amministratore del programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp), Helen Clark.

Considerate entrambe candidate estremamente competenti, rischiano di dover scontare principalmente il fatto essere le candidate preferite degli Stati Uniti e della Gran Bretagna rispettivamente, oltre al fatto di non provenire dal gruppo degli stati dell’Europa orientale (Eurest). 

Nessuna delle due, in ogni caso, gode di abbastanza consenso da doversi per forza ritirare ed entrambe potrebbero prendere una decisione definitiva solo dopo l’apertura dei lavori della settantunesima Assemblea Generale a fine settembre, quando avranno occasione di svolgere serrati incontri bilaterali con i leader mondiali. Quel che è certo, è che entrambe necessitano ora di un’inversione di tendenza significativa. 

Sembrano invece essere quasi defunte le candidature di Srgjan Kerim (Macedonia), ex ministro degli Esteri ed ex presidente dell’Assemblea Generale Onu, di Danilo Türk (Slovenia), ex presidente della Repubblica e, come già detto, di Christiana Figueres (Costa Rica), Segretario Esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e di Natalia Gherman (Moldavia), ex ministro degli Esteri.

Cosa succede ora? Ci sarà un quarto straw poll, ma ancora non si sa quando. Potrebbe tenersi ad ottobre poiché la presidenza del Consiglio di Sicurezza passerà, il primo settembre, dalla Malesia alla Nuova Zelanda, che, avendo presentato la candidatura di Helen Clark, potrebbe decidere di rinunciare ad organizzarlo per evitare di essere accusata di conflitto di interessi, lasciando quindi l’incombenza alla presidenza successiva, che spetta alla Russia. Il fatto che vi siano stati due voti ad agosto e che settembre sia il mese più concitato dell’anno all’Onu lasciano intendere che questa potrebbe essere una soluzione verosimile.

E per quanto riguarda le candidate donne? Molti di voi si ricorderanno che avevamo parlato del fatto che tanti, tra cui l’attuale Segretario generale Ban, vorrebbero vedere una donna alla guida dell’Onu. La situazione, a riguardo, sembra essersi complicata. Malcorra e Clark continuano a non piacere ai Russi, Bokova non piace ai P3 (principalmente a Stati Uniti e Regno Unito), mentre Figueres e Gherman non sembrano piacere a nessuno (peccato, in particolare per Figueres, che può vantare lo storico accordo sul clima di dicembre tra i propri successi personali).

Bisogna però tenere ancora d’occhio Kristalina Georgieva, che gode peraltro di maggiore popolarità di Bokova in Bulgaria ed è molto apprezzata dai P3. In sintesi, non è impossibile, specie perché non è ancora emerso un super-favorito (Guterres continua a perdere consensi), ma è meno probabile di quanto si immaginasse qualche mese fa. 

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