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Così il Coronavirus sta rovinando il disegno di Xi Jinping per una Cina leader globale

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Il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping. Credit Image: © Liu Bin/Xinhua via ZUMA Wire)

Così il Coronavirus sta rovinando il disegno di Xi Jinping per una Cina leader globale

Mentre sulle testate internazionali prosegue la conta dei contagi e delle vittime del nuovo coronavirus, la Cina inizia a fare i conti con i primi effetti di una crisi che, nei mesi a venire, avrà significative ripercussioni economiche, sociali e politiche.

Nel corso degli ultimi anni Pechino si è largamente esposta – politicamente ed economicamente – per la promozione di una rinnovata centralità del paese nella scena internazionale, ora, l’epidemia ha di fatto imposto alla dirigenza cinese l’urgenza di ricalibrare le proprie priorità in termini di politica domestica ed estera. Tra vecchie preoccupazioni e nuovi nervosismi, il coronavirus ha avuto tra i suoi effetti quello di portare al centro del dibattito le complessità di una Cina le cui crisi locali hanno oggi portata globale.

La prima questione in gioco per Pechino è quella dell’affidabilità e credibilità politica. Nonostante le autorità cinesi abbiano fatto di tutto per rimarcare il differente approccio adottato nella gestione dell’epidemia di coronavirus rispetto a quanto accaduto nel 2003 con la SARS – cosa che gli è valsa il plauso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – nel corso delle ultime settimane sono state sollevate diverse critiche nella gestione nella prima fase dell’emergenza.

La storia del medico Li Wenliang, oramai tristemente nota alle cronache, così come l’incongruenza tra le cifre iniziali riportate dalle varie fonti cinesi hanno contribuito a discreditare la credibilità del governo sia fuori che dentro il paese. Perciò il governo, oltre a dover cercare di recuperare la fiducia della comunità internazionale, dovrà rispondere alle diverse voci critiche che in questi giorni affollano i social cinesi. I classici metodi di censura, in questo caso, potrebbero non bastare.

La seconda questione è invece di natura economica. Proprio in un momento in cui l’economia cinese sembrava manifestare i primi segnali di ripresa, anche in seguito al raggiungimento dell’accordo con gli Stati Uniti, le ripercussioni delle misure di contenimento stanno già avendo un rilevante impatto sulle proiezioni dell’andamento economico di breve e medio periodo. Un danno non solo in termini di crescita economica ma anche di promozione internazionale.

Le ricadute globali di questa epidemia suonano come un campanello d’allarme per tutti quei paesi che oggi scontano gli effetti negativi di un’eccessiva dipendenza dal mercato cinese. Strettamente legata alle ricadute economiche vi è anche l’estrema vulnerabilità delle moderne catene del valore globale. Con le aziende di tutto il mondo sempre più interdipendenti, anche la temporanea chiusura degli stabilimenti cinesi potrebbe avere un impatto sulla produzione globale.

Un caso emblematico è quello di Apple. L’azienda potrebbe subire un drammatico rallentamento nella produzione e commercializzazione dei propri prodotti proprio a causa della chiusura degli stabilimenti che si occupano della realizzazione di diverse componenti dei dispositivi Apple.

I problemi a livello internazionale non si limitano al campo economico, a pagare lo scotto del caso coronavirus sarà anche l’immagine promossa da Xi Jinping della Cina come superpotenza globale. Nell’ultimo decennio e in particolare con l’amministrazione Xi, la Cina si è fatta promotrice di diverse iniziative per elevare il proprio ruolo in ambito internazionale: dal primato nello sviluppo tecnologico fino ad arrivare a grandi progetti di connettività come la Belt and Road Initiative. Lo scoppio del coronavirus impone a Pechino di concentrare tutta la sua attenzione sull’attuale crisi domestica, costituendo dunque un freno, almeno temporaneo, alle ambizioni globali del paese.

Infine, a completare il quadro, c’è la questione di dover affrontare una possibile pandemia in un momento storico di forti tensioni tra superpotenze. L’approccio ideale richiederebbe uno sforzo comune tuttavia, tralasciando le dichiarazioni di circostanza, Washington e Pechino non hanno perso occasione per scambiarsi accuse. Il segretario del commercio statunitense Wilbur Ross ha dichiarato che il coronavirus aiuterà riportare negli Stati Uniti le aziende che hanno delocalizzato in Cina. Al contempo, Pechino condanna la decisione statunitense di aver bloccato i voli diretti con la Cina e accusa gli Stati Uniti di diffondere panico senza fornire un aiuto concreto alla risoluzione della crisi.

Al di là delle complicazioni politiche ed economiche, il coronavirus rappresenta una sfida globale, non solo cinese. Una crisi sanitaria come quella attuale, che per fortuna sembra avere una portata limitata, rappresenta il banco di prova delle nostre capacità di risposta collettiva a minacce globali in un periodo storico segnato da un forte scetticismo nei confronti della cooperazione internazionale e degli organismi multilaterali. Le premesse non sembrano tuttavia incoraggianti.

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