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Copyright: il Parlamento europeo approva la direttiva sulla riforma del diritto d’autore

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 27 Mar. 2019 alle 13:00 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 01:28
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Immagine di copertina

Il Parlamento europeo ha approvato la nuova direttiva sul copyright nel mercato unico digitale, ponendo fine a tre anni di lunghi e difficili negoziati, segnati dalle polemiche per la necessità di garantire la libertà su internet e la giusta remunerazione ai titolari dei diritti autore. Il testo è stato approvato con 348 voti a favore, 274 contro e 34 astensioni.

Direttiva Copyright: cosa prevede la riforma approvata il 26 marzo dal parlamento Ue

Quello di oggi era un giorno decisivo per la tanto discussa riforma europea del Copyright.

La direttiva nei mesi scorsi aveva creato un acceso dibattito, e numerose proteste, creando una netta spaccatura tra favorevoli e contrari. Il parlamento è spaccato, e anche gli stessi gruppi parlamentari sono spaccati al loro interno.

Gli articoli più dibattuti sono stati l’11 e il 13. Il principale argomento di chi si schiera a favore della direttiva è la necessità di una maggiore tutela del diritto d’autore e del lavoro creativo. Tra loro vi sono i colossi come Google. Dall’altro lato vi è invece chi teme che regole così stringenti possano essere un limite alla libertà di informazione, come ad esempio le lobby di artisti ed editori.

Il testo in votazione oggi è il risultato di un compromesso trovato tra i 28 stati membri a febbraio 2018 in sede di Consiglio Ue.

Il relatore del provvedimento al parlamento di Strasburgo era Axel Voss, tedesco del Ppe.

“Una grande vittoria delle idee, della creatività, della cultura, del giornalismo e della qualità delle opere, quella di oggi al Parlamento europeo”, hanno detto gli europarlamentari del Pd, che hanno votato a favore.

“Esprimo piena soddisfazione per l’esito del voto di Strasburgo sulla Direttiva copyright e ringrazio gli europarlamentari per il senso di responsabilità dimostrato”, ha commentato il Presidente della FIEG, la federazione italiana editori, Andrea Riffeser Monti.

Per protestare contro la direttiva, e spingere a votare contro, Wikipedia Italia aveva oscurato la sua pagina a partire da lunedì 25 marzo. “Questa può essere la nostra ultima opportunità, aiutaci a salvare il diritto d’autore in Europa”, ha scritto Wikipedia.

Secondo Wikimedia Foundation, “la direttiva darà agli editori il potere di limitare la diffusione di notizie e titoli in ogni sito altrui (articolo 11). Costringerà inoltre quasi tutti i siti ad analizzare preventivamente ogni contributo dei propri utenti per bloccarli automaticamente se non autorizzati dalle industrie del copyright (articolo 13)”.

Secondo Wikipedia, così come la maggior parte dei critici della riforma, l’articolo 11 e 13 della direttiva rischiano di ledere la libertà di espressione, la creatività e la partecipazione. In definitiva, tutto il web ne risentirebbe.

Direttiva Copyright: cosa cambia

La direttiva sul Copyright ha l’obiettivo di garantire ad autori, editori e creatori una giusta remunerazione per il loro lavoro, e un maggior potere di negoziazione con i giganti di Internet, primo fra tutti Google, ma ance YouTube e Facebook.

“Gli utenti non avranno la responsabilità se caricano qualcosa. Saranno le piattaforme a avere la responsabilità”, ha detto il relatore Axel Voss.

In sostanza le piattaforme di aggregazione dei contenuti avranno l’onere di verificare se ciò che viene caricato dagli utenti è legale secondo il diritto d’autore.

La questione crea non poche controversie, dal momento che sarà molto complicato capire cosa può essere caricato e cosa no. Inizialmente aveva creato scalpore la possibilità che meme o Gif animate potessero rientrare nei contenuti contrari al diritto d’autore. La direttiva ha poi chiarito che contenuti del genere, così come hyperlink ad articoli con estratti molto brevi, non rientrano nei contenuti.

Le startup con meno di 5 milioni di utenti unici al mese e meno di 10 milioni di fatturato l’anno, hanno ottenuto l’esenzione di una parte degli obblighi della direttiva.

Gli aggregatori di notizie come Google News o Facebook potranno pubblicare solo un testo molto breve di articoli pubblicati su altre piattaforme come ad esempio di giornali online.

La direttiva è stata ribattezzata link tax, perché di fatto obbliga a una tassa chiunque riproduca link di altri.

La direttiva prevede inoltre che i giornalisti debbano ottenere una parte delle entrate ottenute dagli editori per il loro materiale coperto da copyright.

“𝑇ℎ𝑖𝑠 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡 ℎ𝑎𝑠 𝑏𝑒𝑒𝑛 𝑐𝑒𝑛𝑠𝑜𝑟𝑒𝑑 𝑑𝑢𝑒 𝑡𝑜 𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑒𝑎𝑛 𝑈𝑛𝑖𝑜𝑛’𝑠 𝑐𝑜𝑝𝑦𝑟𝑖𝑔ℎ𝑡 𝑙𝑎𝑤”.

Qualche mese fa si era a lungo parlato di una presunta censura avvenuta sui social, e in particolare su Facebook, dove alcuni commenti sarebbero stati censurati e sostituiti integralmente con la scritta. Il timore degli utenti era che venissero cancellati, o potenzialmente rimossi, tutti i meme e le gif, immagini, commenti satirici, etc, che rimandavano ad aritcoli d’autore coperti da copyright. Ma non è affatto così: nella direttiva approvata dal Parlamento europea non c’è un articolo che parla di questa censura.

“𝑇ℎ𝑖𝑠 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡 ℎ𝑎𝑠 𝑏𝑒𝑒𝑛 𝑐𝑒𝑛𝑠𝑜𝑟𝑒𝑑 𝑑𝑢𝑒 𝑡𝑜 𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑒𝑎𝑛 𝑈𝑛𝑖𝑜𝑛’𝑠 𝑐𝑜𝑝𝑦𝑟𝑖𝑔ℎ𝑡 𝑙𝑎𝑤”.

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