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Home » Esteri

Alla Cop29 ci sono 1.773 lobbisti dei fossili, più dei delegati dei 10 Paesi più vulnerabili sommati fra loro

Immagine di copertina
Credit: AGF

Come alla Cop28 di Dubai, anche in Azerbaijan è stato concesso l'accesso a un numero significativamente maggiore di gaspetrocarbonieri rispetto a quasi tutte le delegazioni nazionali. Christiana Figueres, Ban Ki-moon, Johan Rockström e altre importanti personalità hanno scritto in una lettera aperta che le Cop non “sono più adatte allo scopo”, e che dovrebbero essere ospitate solo da Paesi che mostrano un chiaro impegno nell’azione climatica. Il punto da Baku di Giorgio Brizio

Baku – Secondo un’analisi pubblicata qualche ora fa dalla coalizione Kick Big Polluters Out (Kbpo), almeno 1.773 lobbisti dei combustibili fossili hanno ottenuto l’accesso al vertice Cop29 di Baku, sottolineando una presenza di inquinatori fuori misura, anno dopo anno, ai negoziati sul clima.

Come per i colloqui della Cop28 dello scorso anno a Dubai, alla Cop29 è stato concesso l’accesso a un numero significativamente maggiore di lobbisti delle fonti fossili rispetto a quasi tutte le delegazioni nazionali: i 1.773 rappresentanti dei combustibili fossili registrati a Baku sono superati solo dalle delegazioni dell’Azerbaijan (2.229), Paese che ospita il negoziato di quest’anno, del Brasile (1.914), che lo ospiterà l’anno prossimo, e dalla Turchia, che sta spingendo molto per aggiudicarselo nel 2025. I gaspetrocarbonieri presenti alla Conferenza Onu sono più dei delegati dei dieci Paesi più vulnerabili sommati (1.033).

Qualche giorno fa l’Ong Global Witness ha deciso di comprare il dominio cop29.com e di pubblicare sulla home i volti degli amministratori delegati del aziende più inquinanti al mondo: Chevron, Shell, Total, British Petroleum, ExxonMobil: “Le compagnie di combustibili fossili stanno distruggendo il Pianeta per profitto. L’hanno rotto, dovrebbero pagarlo loro”, si legge nella homepage. La pagina è rimasta attiva per un giorno intero, poi è stata bloccata. Ora è consultabile solo il portale ufficiale che finisce con “.az”.

Il ceo di ExxonMobil è arrivato ieri, l’amministratore delegato di Eni Descalzi oggi. Descalzi non è accreditato con l’Italia, ma figura come invitato del Paese ospitante, e questo non è che un ulteriore prova dell’intenso rapporto che l’Italia ha stretto con l’Azerbaijan dopo l’escalation della guerra in Ucraina nel 2022, con l’obiettivo di diversificare (ma non diminuire) le proprie forniture di gas. Descalzi l’estate scorsa aveva incontrato il ministro dell’Economia azero per parlare di esplorazione, della produzione di idrocarburi e della costruzione di infrastrutture per il trasporto del gas.

Secondo un rapporto del think tank Ecco, l’Azerbaijan esporta verso l’Italia il 57% del proprio petrolio, rendendo il nostro Paese il primo mercato di destinazione del petrolio azero. Per l’Italia, l’Azerbaijan è tra i primi fornitori di petrolio, con una media all’incirca del 15% dell’import totale. Allo stesso modo, il Paese si è rivelato un partner essenziale all’interno della strategia italiana di diversificazione dal gas russo. Ad oggi, infatti, Baku esporta circa il 20% della sua produzione di gas in Italia classificandosi come secondo fornitore di gas dell’Italia dopo l’Algeria e rappresentando ad oggi circa il 16% dell’import totale di gas.

“L’Italia ha portato alla Cop diversi impiegati dei giganti energetici Eni ed Enel”, ha denunciato Kick Big Polluters Out.

Stamattina ci sono state diverse proteste degli attivisti e delle attiviste presenti a Baku contro la costruzione di infrastrutture fossili, soprattutto gasdotti, in Asia e in Africa.

Christiana Figueres, Ban Ki-moon, Johan Rockström e altre importanti personalità hanno scritto in una lettera aperta che le Cop non “sono più adatte allo scopo”, e che dovrebbero essere ospitate solo da Paesi che mostrano un chiaro impegno nell’azione climatica.

Fridays For Future e altri movimenti hanno lanciato manifestazioni in tutto il mondo. Oggi pomeriggio a Torino e domani pomeriggio a Roma.

LEGGI ANCHE: Cop29 al via fra tante ombre e assenze illustri: Meloni c’è, ma continua a finanziare i fossili

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