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Continuano gli attacchi dei pastori in Nigeria

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Almeno 80 persone sono state uccise nello stato federato nigeriano di Benue dall’inizio dell’anno in scontri tra pastori armati e agricoltori.

A riferirlo è stato il segretario esecutivo dello stato di Benue, Emmanuel Shior, secondo cui “80 è il numero di persone uccise” che le autorità possono rivelare in questo momento. “Gli attacchi non sono finiti”, ha detto Shior all’agenzia di stampa Afp.

Ieri, per far fronte alla situazione, il presidente del paese, Muhammadu Buhari, ha ordinato all’Ispettore generale della polizia federale, il capo della polizia nigeriana, Ibrahim Idris di trasferirsi immediatamente nello stato di Benue “per ristabilire la legge e l’ordine e prevenire l’escalation della violenza”.

Nonostante i rinforzi inviati alle autorità locali degli stati di Benue e Adamawa da parte del governo federale nigeriano, nel fine settimana sono stati compiuti diversi attacchi nella regione ad opera di pastori armati.

L’ultimo attacco è stato segnalato nelle zone di Ukemberagya e Tswarev, nell’area di Gaambe-Tiev, mentre nella notte tra venerdì 5 e sabato 6 gennaio diverse persone armate hanno attaccato sei villaggi nello stato di Adamawa.

L’Associazione degli avvocati nigeriani e l’Unione dei giornalisti della Nigeria hanno condannato gli attacchi, criticando il presidente Buhari per non aver fatto nulla per impedirli.

L’Associazione dei giornalisti del Benue (ABJ), attraverso il suo portavoce Emmanuel Iffer, ha esortato il governo nigeriano a reprimere i “pastori terroristi” di etnia Fulani, responsabili delle recenti stragi nello stato federato nigeriano di Benue, nell’est del paese africano, definendo i fatti come “genocidio”.

Negli scorsi giorni, il G-9, un’organizzazione che riunisce tutti i gruppi che lottano per l’auto-deteminazione dei popoli della Nigeria, ha chiesto al presidente di ordinare l’immediato disarmo di tutti i pastori musulmani di etnia Fulani, “per arginare l’imminente rischio di una guerra civile”.

Il governo dello stato di Benue, guidato dal partito di governo All Progressives Congress (APC) del governatore locale Samuel Orton e del presidente federale Muhammadu Buhari, ha affermato che le uccisioni potrebbero essere collegate alla legislazione che vieta le leggi sul pascolo libero nello stato.

Nei primi giorni dell’anno, secondo fonti ufficiali alcuni pastori armati hanno ucciso almeno 20 persone e ne hanno ferite almeno 9 in cinque diversi attacchi compiuti nelle aree di Guma e Logo, in Benue. In conseguenza, la polizia dello stato ha arrestato 8 pastori coinvolti nelle stragi, sei a Guma e due a Logo. Il 5 gennaio, sei di questi sono stati incriminati come autori delle stragi.

Diverse aree della Nigeria sono dedicate alla pastorizia, soprattutto nel nord del paese africano. Tuttavia, l’erosione e l’avanzamento del deserto, insieme all’insurrezione del gruppo terroristico Boko Haram hanno diminuito la disponibilità di pascoli.

Alcuni pastori hanno così deciso di emigrare in altre aree del paese, insieme alle proprie mandrie, per cercare nuovi pascoli, aumentando le tensioni all’interno della Nigeria per il controllo della terra.

In alcune zone del paese africano sono così aumentati gli scontri tra agricoltori e pastori, registrando decine di morti negli ultimi mesi dello scorso anno.

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