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Il campo estivo per gli attivisti anti-aborto

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Da diversi anni, negli Stati Uniti, gli attivisti contrari al diritto all'aborto organizzano campi estivi per giovani dai 13 ai 29 anni

Gli attivisti più piccoli hanno 13 anni, quelli più grandi 29. Pagano quasi 400 euro per partecipare a un campo estivo di dieci giorni, dove imparano come protestare “contro il peggior male dei giorni nostri: l’aborto”.

Durante i corsi del campo estivo, ferventi cristiani pro-vita insegnano ai giovani come partecipare alle proteste senza essere arrestati, gridare slogan contro le donne che scelgono di interrompere la gravidanza o i medici che glielo consentono, e scrivere appassionati comunicati stampa in cui si accusa il governo americano di aver legalizzato un vero e proprio “genocidio”. 

Ogni anno, circa 70 persone partecipano al campo estivo di Survivors, un’organizzazione californiana fondata nel 1998 dall’attivista anti-aborto Jeff White. Nel suo sito, si legge che “ogni persona nata dopo il 22 gennaio 1973 è un superstite dell’olocausto dell’aborto americano”. In quella data, gli Stati Uniti legalizzarono l’interruzione di gravidanza volontaria in tutti e 50 gli stati federali americani. 

Il campo si tiene a Norwalk, alla periferia di Los Angeles, e nel 2015 è giunto alla sua diciottesima edizione. La maggior parte dei partecipanti è cattolico o cristiano evangelico. I giovani sono quasi tutti californiani, ma qualcuno viene anche dal Messico. Spesso provengono da famiglie che a loro volta sono impegnate nell’attivismo contro il diritto all’aborto.

Tra i corsi del campo estivo ci sono le lezioni su “Cinque modi sbagliati per discutere sull’aborto“, “L’industria dell’aborto” e “Conosci i tuoi diritti”. Ogni giorno i ragazzi e le ragazze partecipano a proteste in diversi luoghi della città e mettono in pratica le lezioni teoriche apprese al campo.

Le manifestazioni vengono chiamate “die-in”, ovvero sit-in della morte: con dei gessetti gli attivisti disegnano per terra le sagome dei feti abortiti e si avvolgono attorno dei veli insanguinati.

La giornalista Nicole Knight Shine, del quotidiano britannico The Guardian, ha visitato il campo estivo di Survivors e ha intervistato alcune attiviste. Veronica, una ragazza di 15 anni, si definisce una femminista pro-vita: “Difendo in modo uguale i diritti delle donne già nate, così come di quelle che devono ancora nascere”, ha raccontato a The Guardian

Un giorno Veronica e gli altri attivisti si sono recati a Hollywood alla première del film Magice Mike XXL, dove recita Sofia Vergara. L’attrice colombiana è in causa con l’ex compagno per aver congelato due embrioni fertilizzati e per essersi rifiutata di scongelarli in seguito alla fine della loro relazione. Gli attivisti hanno mostrato dei cartelli che dicevano: “Sofia, scongela gli embrioni, scongela il tuo cuore”.

Un altro giorno i giovani di Survivors si sono recati di fronte alla casa di un ginecologo che pratica aborti. Hanno appeso poster con foto di feti ed embrioni abortiti e hanno iniziato a gridare lo slogan: “Il tuo vicino è un assassino”.

Il campo di Survivors è il più vecchio e famoso negli Stati Uniti, ma non è l’unico. Da cinque anni, l’organizzazione Texas Right to Life organizza un campo estivo di due settimane, che costa circa 220 euro. A differenza di quello di Survivors, il campo texano si concentra su metodi persuasivi per convincere chi la pensa in maniera diversa.

“Capisco che hai a cuore questa donna, e hai a cuore tutte le altre persone che non conoscono bene la questione. Ma sono cattive persone?”, dice una delle insegnanti del campo ai suoi allievi, come riporta il quotidiano americano The New York Times. “No, non lo sono, semplicemente non conoscono la verità. L’unico modo in cui gli attivisti pro-vita possono vincere la loro battaglia è invitare anche chi la pensa in maniera diversa a parlare con noi”.

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