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C’è del marcio in Cina

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Le procure di Shinan e Jandong accusano Bo Xilai di corruzione e abuso di potere

Bo Xilai non è più corrotto di altri. È stato rimosso dal suo incarico di leader del Partito Comunista di Chonqing, nel sud-ovest della Cina, quando sua moglie è entrata ufficialmente nel registro dei sospetti per l’omicidio del loro ex partner d’affari inglese Neil Heywood nell’aprile del 2012. In città, Bo si ergeva a paladino contro la criminalità organizzata; nel privato, ha accettato e smosso contanti – così recita l’accusa – per un valore complessivo di oltre 3 milioni di dollari.

Spiccioli, rispetto ai quasi 11 milioni di dollari di cui deve rispondere l’ex ministro per i trasporti Liu Zhijun, promotore della più grande rete ferroviaria ad alta velocità del mondo. La corruzione percepita in Cina e indicizzata da Transparency International colloca il paese a metà classifica, tre punti sotto l’Italia.

Non appena è salito al potere nel novembre del 2012, il presidente Xi Jinping ha promesso di battersi per ripulire le istituzioni del paese. A riprova del suo impegno, ha recentemente approvato un decreto che impedisce la costruzione di nuovi uffici governativi per almeno cinque anni. Un sistema per contenere le spese pubbliche di un’economia che, nel 2013, si è vista per la prima volta in affanno. A Shanghai, invece, i privati possono continuare a investire; superato uno scandalo di tangenti, infatti, il parco tematico dedicato allo scrittore di fiabe Hans Christian Andersen potrebbe essere inaugurato a febbraio 2014, in concomitanza con il nuovo anno cinese.

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