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Brexit: quali sono i rischi e le opportunità per l’Italia? Qualche risposta

Di Laura Melissari
Pubblicato il 7 Nov. 2019 alle 12:11 Aggiornato il 11 Nov. 2019 alle 14:49
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Immagine di copertina

Brexit: quali sono i rischi e le opportunità per l’Italia? Qualche risposta

Il lungo e tormentato percorso del Regno Unito per uscire dall’Unione europea non si è ancora concluso, ma già si guarda al futuro. Che ne sarà delle relazioni istituzionali, diplomatiche e commerciali con l’Italia una volta che i due paesi non saranno più sotto lo stesso “tetto”? Quali sono i margini per trasformare un evento così incerto – e unico nella storia dell’integrazione europea – in opportunità per il nostro paese? Di questo hanno discusso, moderati dalla giornalista dell’Economist Alexandra Fattal, gli ospiti del panel “La Brexit vista dall’Italia – trasformare il rischio in opportunità”, organizzato a Roma dalla società di comunicazione e consulenza strategica Comin&Partner.

Hanno preso parte all’incontro Pierluigi D’Elia, Consigliere diplomatico del ministro per gli Affari Europei Enzo Amendola, Giancarlo Aragona, già ambasciatore italiano a Londra, Bepi Pezzulli, avvocato e manager della British chamber of Commerce for Italy e Marco Gubitosi, di London Managing Partner, Legance Avvocati.

Alla domanda secca “Quali sono le opportunità di Brexit per l’Italia”, la risposta comune è stata altrettanto secca: “Vedere opportunità è molto difficile, è un gioco loose-loose”. A dirlo per primo è D’Elia, che ha raccontato la sua visione da uomo della diplomazia. Si è interrogato su un aspetto molto importante: la grossa connessione tra i due paesi, dal momento che gli interscambi economici ammontano a 35 miliardi di euro (di cui 11 di import) e circa 700mila italiani vivono Oltremanica. “La Brexit é un processo in perdita per tutti. Le opportunità saranno per pochi e i cambiamenti che accadranno nel breve periodo vedranno tutti sconfitti”, dice D’Elia. Per il consigliere del ministro Amendola è inevitabile che il Regno Unito perda peso, anzi ha già iniziato a farlo. “Quando si è materializzata la data del 29 marzo i britannici avevano già smesso di essere attivi, si erano autoesclusi, hanno smesso di partecipare ai tavoli europei”. Non resta, secondo D’Elia, di sperare in una Brexit ordinata, che sarà la base per costruire le nuove relazioni tra i due paesi una volta che l’uscita si sarà compiuta.

Parte da premesse simili anche Giancarlo Aragona, già ambasciatore italiano a Londra e profondo conoscitore del Regno Unito. “Opportunità ne vedo poche. La prospettiva è negativa per il Regno Unito. È un dato di fatto che ad oggi il pil britannico ammonta al 2,9 per cento in meno di quello che sarebbe stato se non fosse intervenuta l’incertezza della Brexit. E gli stessi fautori della Brexit a tutti i costi riconoscono ormai che una penalizzazione c’è”. Aragona sottolinea come non è suo intento fare del catastrofismo: “Le cose potrebbero aggiustarsi a patto che ci sia una Brexit ordinata come premessa”, specifica lui, che vede margine di positività nei singoli accordi che il paese potrà stringere con i partner europei, in base al nuovo Accordo negoziato da Johnson con la Ue e che sostituisce (quando sarà approvato dal parlamento britannico) quello negoziato mesi fa da Theresa May.

“È chiaro che Brexit comporterà una serie di ricadute che bisognerà saper gestire. Il post referendum ha comunque sconvolto il dibattito pubblico storico del Regno Unito, il paese ha perso la bussola e si è spaccato a metà, si è lacerato. Forse oggi quella maggioranza che ha votato Brexit non esiste più”, sottolinea ancora l’ex ambasciatore italiano a Londra.

“Questo è l’ultimo accordo possibile e spero che il clima generale di rassereni per poter costruire qualcosa di nuovo, che però nulla avrà a che fare con la relazione precedente”, prosegue Aragona.

D’altronde, sottolinea il diplomatico di lungo corso, il Regno Unito ha visto se stesso sempre come una presenza eccezionale nella Ue. Gli ambiti in cui era disposto a contribuire all’impegno europeo non dovevano mai toccare la sua eccezionalità. “Il Regno Unito ha sempre tratto più vantaggi nel fare parte della Ue di quanto la Ue non ne traesse ad avere il Regno Unito tra i suoi membri”, ha detto Amendola, che chiosa il suo intervento augurando agli italiani di avere la “flemma” tipica dei britannici per aspettare cosa ne sarà del dopo Brexit, e muoversi di conseguenza, fissando bene i suoi obiettivi e facendoli valere anche nel lungo termine.

Anche Marco Gubitosi esordisce nel suo intervento dicendo che la Brexit, a livello macro, non dà opportunità di sistema, però riconosce un vantaggio che potrebbe derivare da questa situazione, ovvero una sorta di wake up call, un assist per fare un po’ di autocritica, anche per l’Italia. Se un paese ha scelto di sottrarsi alla Ue, esperimento unico al mondo, significa che è necessario interrogarsi su questo. Secondo Gubitosi non si è riusciti a parlare alla popolazione, specialmente ai più giovani. E ravvisa quella che definisce una vera e propria ingiustizia: il destino di migliaia di giovani, che hanno votato per rimanere in Europa, è stato deciso dalle altre generazioni. La domanda, secondo Gubitosi, è una: “Come possiamo raccontare un’Europa diversa?”. Ma, parlando di opportunità, intravede nel settore dell’Istruzione e dell’Università, quello in cui l’Italia può trarre più vantaggio, grazie alle partnership che rappresenteranno un arricchimento, come già è, per il nostro sistema accademico.

Una voce “fuori dal coro” è quella di Bepi Pezzulli, che non vede un gioco loose-loose a differenza degli altri partecipanti all’incontro, ma una grande opportunità. “Brexit è una visione alternativa del mondo. Instabilità finanziaria e conflitto commerciale sono le paure che guidano le scelte del decision maker britannico”, spiega Pezzulli.

E invita ad ampliare lo sguardo per capire una Brexit che non è affatto iniziata nel 2016 con il referendum, ma che si può fare risalire al 1989, in concomitanza con il processo di riunificazione della Germania. E proprio nella Germania Pezzulli vede il grande sconfitto della Brexit, a fronte di due vincitori: Francia e Regno Unito. A cui si aggiunge proprio l’Italia. Per quanto riguarda l’Italia, se non si lascerà sfuggire l’occasione e se a livello politico verranno fatte le scelte giuste, Brexit rappresenta l’opportunità per riorientare i flussi finanziari che prima erano totale appannaggio della piazza finanziaria di Londra, verso Milano. Per Pezzulli tutto questo ha un effetto potenzialmente grandioso per l’economia del nostro paese, sia per quanto riguarda il sistema bancario, sia perché allontana l’ipotesi di una uscita dall’Euro.

L’altro grande vincitore, spiega ancora Pezzulli è la Francia. “L’Unione europea per la Francia è un amplificatore di influenza, attraverso cui riacquista un ruolo internazionale che la sua economia in sofferenza non le attribuisce più”, spiega poi Pezzulli.

Ed è questo il motivo per cui Macron è il grande vincitore di tutto questo processo. Non è un caso che proprio il presidente francese abbia spinto per un’uscita anche senza accordo del Regno Unito, per accelerare il processo di integrazione europea.

Un processo pieno di ostacoli, basti pensare ai numerosi rinvii, che tra un mese vedrà il paese chiamato alle elezioni anticipate, con incognite pesanti sia per il Regno Unito, che per il resto dei paesi membri, e dell’Italia, ma che aprirà nuovi spazi di manovra, probabilmente inimmaginabili allo stato attuale. D’altronde, “sono fatti, vanno gestiti. Gestiremo anche questa”, conclude molto pragmaticamente il consigliere D’Elia.

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