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Brexit, Corbyn ha detto che i laburisti sono pronti a sostenere un nuovo referendum

Di Laura Melissari
Pubblicato il 25 Feb. 2019 alle 20:36 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:00
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Jeremy Corbyn, leader dei laburisti, si è detto favorevole a sostenere un nuovo referendum sulla Brexit. Il suo partito sosterrà i 3 emendamenti per scongiurare il rischio di una Brexit senza accordo, il temuto scenario del No deal.

L’annuncio di Corbyn è previsto durante una riunione con i  dirigenti del partito laburista nella serata del 25 febbraio.

È la prima volta che i laburisti si espongono in maniera così esplicita sull’ipotesi di un nuovo referendum. In passato Corbyn e i suoi erano stati accusati di un atteggiamento ambiguo nei confronti della Brexit. Ma alla fine Corbyn ha dovuto cedere

Il leader laburista infatti ha dovuto recentemente fare i conti con le dimissioni in massa dei deputati del suo partito, ragione che lo ha spinto a rivedere la posizione sull’uscita del Regno Unito dalla Ue.

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La sua mossa è un modo per cercare di arginare la fuga di tutti gli europeisti, che sarebbero passati tra le fila del neonato gruppo indipendente composto dai ribelli laburisti e conservatori.

Corbyn userà inoltre questa sua posizione come “minaccia” per fare “ingoiare” il suo personale piano sulla Brexit: un’unione doganale permanente vista di buon occhio anche da Bruxelles. Corbyn ha annunciato inoltre che voterà l’emendamento Cooper, che darebbe tempo a Theresa May fino al 13 marzo per trovare un accordo, e in caso contrario la palla passerebbe al parlamento, che rinvierebbe in automatico la Brexit, superando la data termine del 29 marzo.

Nello specifico, il partito laburista ha annunciato che presenterà un emendamento da mettere al voto mercoledì 27 febbraio, in cui chiederà ai deputati di appoggiare una unione “doganale” permanente con l’Ue. Se questo emendamento sarà bocciato allora i laburisti “rispetteranno la promessa” di appoggiare un nuovo referendum.

Theresa May intanto non getta la spugna, e si dice fiduciosa di riuscire a portare a casa un accordo entro la fatidica data del 29 marzo. Anche se i numeri sembrano dire il contrario.