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“Torture, cibo avariato e Covid: vi racconto cosa succede nelle carceri di Lukashenko”

Bielorussia, intervista a un attivista contro il regime: "Io e i miei genitori medici arrestati. Sulla camionetta della polizia mia madre è stata intossicata col gas. E in carcere mio padre ha preso il Covid, in una cella da due erano in sette"

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 9 Dic. 2020 alle 11:26 Aggiornato il 10 Dic. 2020 alle 10:27
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Immagine di copertina
Credit: ANSA

Non c’è pace per la Bielorussia: dopo le proteste della scorsa estate, nel Paese continuano i disordini e le violazioni dei diritti umani da parte del regime di Lukashenko, questa volta a riflettori spenti, poiché a causa dell’emergenza Covid-19, i media dedicano sempre meno spazio alle tematiche internazionali. Tra le vittime dei soprusi del regime Bielorusso, avevamo raccontato la vicenda del giovane seviziato in carcere, oggi fuggito in Ucraina, e la storia di Peter Polevikov, licenziato dalla televisione di Stato per aver partecipato alle proteste di piazza. Dopo aver perso il lavoro un altro attivista, Piotr Markielau, racconta a TPI il suo arresto, la detenzione della sua famiglia, e le condizioni delle carceri Bielorusse.

Piotr, come mai sei stato arrestato?
“Sono stato arrestato il 15 novembre, durante una manifestazione ‘in memoria’ di un attivista che era stato picchiato dalla polizia ed era morto. Si trattava di una manifestazione di ricordo, dove i cittadini portavano fiori. Non era nemmeno una vera e propria protesta. La polizia ha iniziato a circondare l’area, sono andato via, e mentre camminavo sul marciapiede, insieme ad altre cinque persone, una macchina si è avvicinata. Erano le forze di Lukashenko. Mi hanno arrestato con l’accusa di protesta non autorizzata e sono rimasto in carcere 15 giorni (la durata massima di custodia per questo tipo di reato, prima di poter avere un processo, ndr)”.

Le proteste dalla scorsa estate non si sono mai fermate.
“Le proteste contro Lukashenko e a favore della democrazia proseguono ogni domenica, anche se hanno cambiato forma: non vengono più organizzate in centro ma in altri quartieri, e strutturate in piccoli gruppi. In questo modo è più difficile per la polizia reprimere i manifestanti, anche se ogni domenica circa 400 attivisti vengono arrestati”. Come è stata la tua reclusione?
“Le condizioni in carcere erano pessime, con aree sovraffollate. Non c’era posto per dormire, ci hanno dato da mangiare pesce con parassiti, fortunatamente permettevano ai carcerati di ricevere cibo, spazzolini da denti e coperte dall’esterno. Ma alla mia famiglia è andata peggio”.

La famiglia di Peter Markielau

Cos’è successo a tua madre e tuo padre?
“Il 2 dicembre mia madre, medico di 48 anni, ha preso una multa da 100 euro per aver partecipato ad una manifestazione, ed è stata arrestata per aver preso parte alle proteste. Durante un trasporto in una camionetta mia è stata intossicata con del gas. Si tratta dello stesso gas utilizzato per disperdere i manifestanti. Ha causato laringosparmi e problemi di respirazione. Era terrorizzata. Anche mio padre, medico di 49 anni, è stato arrestato e ha preso il Covid-19 in carcere. Alloggiava in una stanza con cento persone, tutti senza mascherina. Non c’erano nemmeno sedie. Nelle celle da due persone mettono sette detenuti. È rimasto in carcere per otto giorni ed è stato rilasciato per il Covid. A casa ha passato due settimane a letto e ora è tornato al lavoro. Dopo l’arresto di mio padre hanno liberato mia madre, solo perché ha un figlio di 9 anni. Per entrambi si tratta dei primi arresti della loro vita. Oggi siamo finalmente tutti liberi e possiamo denunciare quanto accaduto”.

Qual è lo scopo delle torture?
“Nelle carceri bielorusse fanno di tutto: torture, stupri, percosse. Lo fanno per scoraggiare le persone dal manifestare”.
In che condizioni sono i giovani attivisti con cui collabori?
“Molti sono fuggiti, anche di notte, andando prima in Russia, poi in Ucraina. Un’attivista è ancora sotto custodia cautelare, altri hanno subito raid in casa da parte della polizia. Molti sono stati espulsi da scuole e università. Una signora è stata imprigionata perché aveva appeso in casa una bandiera blu e rossa (simbolo della democrazia in Bielorussia), si vedeva dalla finestra ed è stata accusata di protesta illegale, punita dall’articolo 23:34 che punisce questo tipo di attività”.

C’è qualcosa che i Paesi membri dell’Unione europea possono fare?
“La gente aspetta che l’economia collassi. La destabilizzazione economica può dare opportunità. Limitare fondi al governo o evitare qualunque formula che possa direttamente o indirettamente sostenere il governo può aiutare in questo senso. C’è anche l’idea di rimuovere la Bielorussia dal sistema Swift delle banche internazionali. Alcune persone che avevano organizzato raccolte fondi sono state arrestate. Allora è meglio eliminare il Paese dal circuito, ridurre gli scambi economici. Per noi è un passaggio necessario per velocizzare il processo di democratizzazione”.

Leggi anche: “Torturato da forze russe pro-Lukashenko in un campo di concentramento”: la denuncia di un attivista bielorusso a TPI

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