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“Da bambino volevo fare il giocatore di basket, non il presidente”: Barack Obama si racconta

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 8 Feb. 2021 alle 11:03
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Immagine di copertina
Il 44esimo presidente Usa Barack Obama

Barack Obama è stato ospite di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa. Il 44esimo presidente degli Stati Uniti ha esordito in italiano con un classico: “Ciao!”. E ha proseguito: “Mi fa molto piacere essere qui, vorrei essere lì di persona, ma dobbiamo aspettare che finisca la pandemia”. Parlando del suo libro “La terra promessa”, Obama afferma: “Il mio scopo era aprire il sipario, mostrare alla gente che anche noi abbiamo dubbi, facciamo errori. Ai giovani voglio dimostrare che si può fare politica mantenendo la propria integrità. Però alla fine bisogna trovarsi sempre di fronte alle difficoltà e gestirle. La politica è imperfetta come tutte le cose che fanno gli esseri umani. Si può farla però senza creare divisioni, spero possa essere una guida per i giovani che intendono fare questa carriera”.

“Con la disinformazione la democrazia non funziona”

Parlando di democrazia e informazione, Obama ha detto: “Viviamo in un’era in cui siamo annegati dalle informazioni e non abbiamo visto mai come oggi contestare la realtà. Alcuni informano in modo distruttivo per la democrazia, non sono solo i social media. La gente è incerta e cerca risposte troppo facili per spiegarsi situazioni che li confondono. I demagoghi, i movimenti violenti possono guadagnare terreno. La democrazia deve portarci alla logica e alla ragione. Possiamo non essere d’accordo su politica fiscale e economica, ma questo non deve portare a demonizarci a vicenda. Così la democrazia non funziona. Sempre più persone cominciano a credere che gli altri siano “cattivi”, in queste circostanze non è possibile avere un dibattito democratico. Dobbiamo gestire meglio i social media e educare meglio i nostri giovani”.

“Volevo fare il giocatore di basket”

L’ex presidente ha raccontato a Fazio di come è nata la sua passione per la politica: “Il mio sogno da bambino era quello di fare l’architetto, ero interessato anche al basket ma di certo non ero Lebron James. Non ho mai avuto il sogno di diventare presidente. Io volevo essere un bravo ragazzo, i miei volevano che potessi dare un contributo alla società, avere un lavoro, pagare l’affitto. All’università mi sono sensibilizzato su alcune tematiche. Questo mi ha portato ad abbracciare la vita pubblica e ho pensato di essere abbastanza bravo da prendere la parola per gruppi più grandi della società”.

“Alla Casa Bianca ce la pagavamo noi la spesa”

Obama ha descritto la sua vita alla Casa Bianca: “Essere il presidente è un privilegio, ma talvolta si ha un’idea falsa. La spesa ce la paghiamo noi. La casa è bellissima, ma noi avevamo una somma entro la quale dovevamo stare. Negli Stati Uniti il presidente deve traslocare in questo ambiente strano, come un albergo a cinque stelle. Hai dei privilegi incredibili, ma d’altro canto il senso di isolamento è una cosa a cui non mi sono mai abituato. Sognavo di camminare in una strada normale, bere un caffè al bar. Questo sogno ricorrente mi ha fatto capire che non era un modo naturale di vivere. Ci hanno trattato davvero bene, metà del personale era afro-americano. Ma al senso di isolamento non ti ci abitui. Michelle ha voluto cambiare l’arredamento delle stanze delle bambine, non voleva che sentissero di vivere in un museo”.

“Capitol Hill? Non potremo mai dimenticare quelle immagini”

Poi l’ex presidente ha commentato i fatti di Capitol Hill: “Non potremo mai cancellare quelle immagini. Dobbiamo ricordare che la democrazia non è un dono che viene dal cielo, ogni giorno dobbiamo lottare per non perderla. In ogni paese europeo si vede quello che è successo a Capitol Hill, c’è una gara in tutto il mondo fra chi crede nella democrazia e chi crede nella tensione. Dobbiamo darci da fare di più e credere nei nostri principi”.

Leggi anche: 1. “Entrai alla Casa Bianca e ci fu il panico”: le memorie presidenziali di Obama nel volume “Terra Promessa” / 2. Obama: “Ascoltiamo i giovani, salveranno il mondo dal disastro climatico”

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