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La bambina siriana che twitta da Aleppo sotto le bombe

Bana Alabed ha sette anni e vive nella città siriana sotto assedio e continuamente colpita da raid aerei. Da un anno ha deciso di raccontare la sua vita in 140 caratteri

Di TPI
Pubblicato il 3 Ott. 2016 alle 11:21 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 18:02
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Immagine di copertina

Sul suo account Twitter, Bana Alabed, si descrive come una bambina di sette anni che vive ad Aleppo, in Siria. La sua foto profilo la ritrae seduta a una scrivania con un libro aperto e con accanto una bambola a farle compagnia. “Buon pomeriggio da Aleppo” è la didascalia che accompagna l’immagine. “Sto leggendo per dimenticare la guerra”.

Nonostante il conflitto e i continui bombardamenti, dal settembre scorso Bana Alabad ha iniziato a raccontare con l’aiuto di sua madre le nefandezze commesse nella sua città contesa tra gruppi ribelli e forze governative. La vita quotidiana ad Aleppo è diventata una lotta per tutti i residenti che ancora continuano a viverci, tra le macerie e la devastazione. 

Ma Bana Alabad ha deciso di raccontare il conflitto su Twitter, in 140 caratteri. Con i suoi tweet quotidiani, la bambina ha catturato l’attenzione del mondo virtuale sulle condizioni di vita degli abitanti di Aleppo e dei quartieri in mano ai ribelli, nella parte orientale della città. 

In un breve filmato realizzato con uno smartphone, Bana appare con i suoi fratelli, Mohamed di cinque anni e Noor di tre anni. Sotto la didascalia che accompagna il video c’è il seguente pensiero: “Disegno con i miei fratelli, prima che gli aerei ad Aleppo inizino a colpire. Abbiamo bisogno di pace per disegnare”. 

Un altro breve video li mostra tutti e tre in una camera da letto, accompagnato dalla frase seguente: “Vivremo per sempre insieme”, prima di ridere e abbracciare i suoi fratelli. 

Bana vive insieme alla sua famiglia nella zona orientale di Aleppo, dove ogni giorno cadono gli ordigni sganciati da aerei ed elicotteri. “Le bombe hanno colpito un’altra casa, come si può vedere”, è quanto si legge in uno dei suoi tweet accompagnato da una foto sgranata di un edificio distrutto. “La mia anima potrebbe essere presa in qualsiasi momento dalle bombe che cadono qui”. 

Per settimane, le forze siriane supportate dall’aviazione russa hanno bombardato i quartieri orientali della città. 

L’account Twitter @alabedbana ha raccolto migliaia di seguaci in questi ultimi giorni. Ad aiutare la bambina a raccontare ci pensa la madre, Fatemah, che firma molti di questi tweet. 

Come ha raccontato la donna in un’intervista rilasciata alla Bbc, sua figlia vuole veramente impegnarsi affinché il mondo possa sentire la sua voce, la nostra voce. “Lei mi chiede sempre perché nessuno ci aiuta?”. 

(Nella foto qui sotto: un tweet della bambina; l’articolo continua sotto l’immagine)

Alcuni dei tweet pubblicati sono semplici, intrisi dell’ingenuità tipica dei bambini, ma nel contempo inquietanti. In uno, la bambina racconta di aver perso un amico in un bombardamento. “Lei ha visto tutto qui. Ha visto il suo amico ucciso, la nostra casa bombardata. Ha visto la sua scuola colpita dalle bombe”, ha raccontato la madre. 

Da un anno Bana non può recarsi a scuola e come i suoi coetanei vorrebbe giocare con i suoi amici. Ma tutto ciò qui non è possibile. Così come non sempre è possibile usare la rete internet. Il segnale non è mai stabile e la poca energia elettrica a disposizione rende comunque difficile riuscire a connettersi con il mondo virtuale. 

Inoltre, Bana e sua madre sono state spesso accusate di aver creato un profilo falso e di aver strumentalizzato il tutto per fini propagandistici. A tal proposito, Fatemah si è detta delusa verso tutti coloro che hanno criticato l’impegno di Bana nel raccontare la vita quotidiana in un paese in guerra. “Tutte le parole che scrive vengono dal cuore. Sta riportando solo la verità”. 

Poco dopo l’intervista rilasciata alla Bbc, Bana e Fatemah pubblicano un ultimo video. Si vedono la bambina e sua madre che si affacciano dal balcone. In lontananza il suono delle bombe. A un certo punto Bana si porta le mani alle orecchie per non sentire i rumori assordanti. 

Nel tweet si legge: “Ho molta paura che morirò stasera. Le bombe mi uccideranno”. 

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