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Il colosso francese TotalEnergies accusato di rifornire aerei militari Russi: l’inchiesta che imbarazza l’Eliseo

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Un’inchiesta pubblicata dal quotidiano le Monde ha denunciato il ruolo di Total Energies, colosso dell’energia francese, nella produzione del carburante usato dagli aerei militari russi. L’indagine realizzata dal giornale e dalla ONG Global Witness ha rivelato come l’azienda abbia continuato a portare avanti le sue attività in Russia, mantenendo come cliente indiretto lo stesso Stato la cui guerra ha portato migliaia di imprese a soffrire degli effetti delle sanzioni.

Già dall’inizio della guerra Total aveva deciso di ritirarsi dalle attività in Russia relative al petrolio, ma non da quelle legate al gas. Aveva argomentato che un ritiro unilaterale avrebbe permesso ad aziende russe di rilevare i suoi impianti a basso prezzo, quindi giovando più che nuocendo al regime di Putin.

Le attività di Total in Russia girano intorno al giacimento di gas di Termokarstovoye in Siberia. L’estrazione di gas è operata da un’azienda, TerNefteGaz, detenuta al 49% da TotalEnergies, e al 51% da Novatek. Novatek a sua volta è detenuta al 20% da Total Energies, mentre le parti restanti vedono la partecipazione di due oligarchi russi vicini a Putin, Leonid Mikhelson e Gennadi Timtchenko. Novatek possiede altri giacimenti in Russia e l’impianto dove viene trattato il condensato di gas estratto a Termokarstovoye.

Ma la catena diventa veramente problematica per Total alla tappa successiva: l’impianto di Novatek invia il gas trattato alla raffineria di Omsk, proprietà di Gazprom. Lì viene trasformato in diversi tipi di carburante, in parte in cherosene per arei. Da lì la ONG Global Witness ha identificato i trasporti che lasciavano Omsk per raggiungere le basi aeree militari vicine alla frontiera ucraina.

Una parte degli extraprofitti di Total (5,7 miliardi di dollari nel secondo trimestre 2022) deriverebbe dunque dal rifornimento di aerei militari russi, usati dall’inizio della guerra per bombardare anche bersagli civili. In effetti, la guerra è uno dei settori più redditizi: i fondi smisurati degli Stati, assicurati dalla tassazione dei cittadini, vengono sbloccati in un flusso ininterrotto verso le aziende fornitrici fino al prosciugamento delle forze e delle risorse di almeno una delle due parti sul campo di battaglia.

Il gigante francese si difende dicendo che da 2015 non ha fornito nuovo capitale alle aziende da lui detenute in Russia, essendo esse autofinanziate, e sminuisce il suo ruolo nelle decisioni commerciali. Ma l’argomento è poco convincente: anche senza fornire nuovo capitale, gli interessi del colosso francese rimangono allineati a quelli dei fornitori di cherosene all’esercito russo. Un eventuale rallentamento dell’attività degli asset russi di Total, causato ad esempio da una sospensione del conflitto, nuocerebbe ai profitti dell’azienda. 

Total ha inoltre smentito le accuse, dicendo che nessuno dei suoi impianti produce cherosene per velivoli dell’aviazione russa. Prosegue così la sua difesa: “La produzione di Terneftegaz rappresenta il 7% dei volumi commercializzati da Novatek.  TotalEnergies non ha informazioni o controllo sulle vendite effettuate autonomamente da Novatek sul mercato russo”. Le Monde aveva citato però sempre in un articolo sul tema l'”obbligo di vigilanza” che per legge le aziende francesi devono osservare riguardo le “attività dei loro fornitori e clienti, comprese le loro filiali all’estero, sui diritti umani e sulle questioni ambientali”.

“Un’altra dimostrazione della complicità di Total Energies nei crimini di guerra perpetrati dall’esercito Russo in Ucraina. Chiamo ancora un volta il Presidente Emmanuel Macron a esigere il ritiro di Total dalla Russia” ha twittato il deputato dei Verdi Jannick Jadot. Ma Total aveva già beneficiato della grazia del presidente Hollande nel 2015, quando lo Stato francese gli permise di fare entrare in funzione il giacimento di Termokarstovoye nonostante le sanzioni imposte alla Russia dopo l’invasione della Crimea.

Si tratta pur sempre di una delle più grandi aziende francese quotate in borsa. Un importante fornitore di gas e elettricità in Francia ma con attività sopratutto legate al petrolio all’estero. Ma Total è un partner importante anche per l’Italia: recentemente l’azienda ed Eni hanno annunciato la scoperta di un giacimento di gas al largo di Cipro che verrà operato congiuntamente.

Per ora sono state poche le reazioni da parte del mondo politico francese: né Emmanuel Macron né Jean-Luc Mélenchon, leader politico dell’opposizione, hanno commentato quanto riportato dall’inchiesta. Intanto Total ha annunciato in un comunicato di “riservarsi il diritto di intraprendere qualsiasi azione legale appropriata per proteggere i propri interessi e la propria reputazione”.

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