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Nella sua autobiografia Obama cita un solo italiano e non è un politico

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 21 Nov. 2020 alle 12:26
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Immagine di copertina

Pragmatico e lungimirante anche nei rapporti con il potere, Sergio Marchionne viene ricordato negli Stati Uniti come l’uomo che ha salvato Chrysler grazie a un’intesa con il democratico e ambientalista Barack Obama.

Per evitare un tracollo che avrebbe colpito milioni di lavoratori, l’amministrazione Obama aveva deciso di salvare il colosso dell’auto General Motors, ma stava discutendo se lasciar morire Chrysler. Alla fine l’allora presidente scelse di concedere a Chrysler i fondi necessari per emergere dalla bancarotta. Si trattava di una mossa politica, dettata più dal bisogno di evitare la crisi di un intero settore, e quindi un altro shock per l’economia, più che per una reale fiducia nella redditività a lungo termine della casa automobilistica.

Ma Marchionne riuscì a spingere Obama più in là, strappandogli un accordo che gli affidò Chrysler, senza che Fiat dovesse sborsare un centesimo, in cambio della tecnologia delle auto piccole di Fiat. Obama apprezzò l’esperienza di Marchionne definendolo un “risanatore” di aziende.

Non è un caso se proprio il manager capace di risollevare le sorti della Fiat sia stato l’unico italiano a essere citato nell’attesissima “Una terra promessa”, il primo volume di memorie presidenziali di Obama che è stato pubblicato martedì 17 novembre in tutto il mondo.

La narrazione dell’ex presidente — densa di riflessioni politiche ma anche di notazioni umane, dall’impatto della Casa Bianca sulla tenuta del matrimonio con Michelle alla nostalgia per i momenti irripetibili vissuti con Sacha e Malia adolescenti — va dall’inizio della sua carriera politica all’eliminazione di Osama bin Laden il 2 maggio 2011.

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