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L’Arabia Saudita mostra i droni e i missili dell’attacco al petrolio: “Sono iraniani”

Sono stati mostrati i resti di 18 droni e 7 cruise, le armi utilizzate per colpire i siti petroliferi in Arabia. Trump intanto vara nuove sanzioni contro Teheran

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 18 Set. 2019 alle 18:32 Aggiornato il 18 Set. 2019 alle 18:51
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Immagine di copertina
I missili usati nell'attacco contro le raffinerie saudite Credit: AFP

L’Arabia Saudita mostra i droni e i missili dell’attacco al petrolio: “Sono iraniani”

L’Arabia Saudita mostra i droni dell’attacco al petrolio e accusa l’Iran. “I raid alle raffinerie petrolifere dell’Arabia saudita sono indiscutibilmente di marca iraniana e sono arrivati da nord”, ha affermato il portavoce del ministero della Difesa saudita, Turki al-Maliki, nel corso di un incontro, mostrando alla stampa i rottami dei droni usati nei raid che hanno messo temporaneamente in ginocchio la produzione saudita di greggio.

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L’Arabia Saudita contro l’Iran

Per dare maggiore forza alle accuse le autorità hanno mostrato i resti delle armi iraniane recuperati all’interno dei complessi. Nella ricostruzione dell’alto ufficiale nell’incursione sono stati usati 18 droni – tutti contro l’impianto di Abqaiq – e 7 cruise, quattro dei quali hanno raggiunto il bersaglio a Khurais mentre tre sono finiti nel deserto.

Gli attacchi agli impianti petroliferi erano stati rivendicati dai ribelli yemeniti Houthi, ma secondo il portavoce della Difesa Malki “i target erano fuori del raggio d’azione dei mezzi in dotazione ai guerriglieri yemeniti Houti”.

Sempre nella versione saudita, il raid ha rappresentato una continuazione di precedenti colpi, “in particolare quelli sferrati il 14 maggio ad Afif e Dawadmi”.

Per il momento Riad non ha precisato il punto di partenza della minaccia in quanto sono in corso le indagini: il governo saudita sta lavorando alla “localizzazione esatta” del luogo da cui i velivoli sono partiti, che non è in Yemen né al confine del paese in cui operano i ribelli sostenuti da Teheran ma “incontestabilmente sostenuto dall’Iran”.

La risposta dell’Iran

Mostrando i rottami di droni e di un missile cruise come presunte prove del coinvolgimento iraniano nell’attacco agli impianti petroliferi di Aramco, l’Arabia Saudita ha dimostrato che “non sa nulla”. Lo ha scritto su Twitter Hesameddin Ashena, consigliere del presidente iraniano Hassan Rohani.

“La conferenza stampa ha dimostrato che l’Arabia Saudita non sa nulla su dove i missili e i droni siano stati costruiti o da dove siano stati lanciati, né ha saputo spiegare perché il sistema difesa del Paese non è riuscito a intercettarli”, ha scritto Ashena.

Attacco alle raffinerie saudite: cosa è successo

Il 14 settembre sono state colpite da almeno dieci droni due delle principali raffinerie di petrolio dell’Arabia Saudita. Gli stabilimenti petroliferi appartengono alla compagnia statale di idrocarburi Saudi Aramco (Arabian American Oil Company), una delle più grandi al mondo, che proprio di recente aveva annunciato l’inizio del processo di privatizzazione.

Il primo stabilimento colpito è stato quello di Abqaib, nella zona orientale dell’Arabia Saudita, non lontano dal Bahrain, che costituisce uno degli impianti di raffinazione più grandi al mondo. Il secondo giacimento danneggiato è invece quello di Khurais.

L’attacco, come ammesso dallo stesso ministero del’Energia dell’Arabia Saudita, ha quasi dimezzato la produzione nazionale con una diminuzione pari a 5,7 milioni di barili di petrolio.

Con le raffinerie dell’Arabia Saudita bloccate anche il mercato globale del petrolio è entrato in crisi e il prezzo del greggio a New York è schizzato a 61,24 dollari al barile, con un incremento del prezzo pari a circa l’11,65 per cento.

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