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L’Algeria rompe le relazioni diplomatiche e chiude il suo spazio aereo agli Emirati Arabi Uniti

Immagine di copertina
I presidenti dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, e degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed. Credit: FAROUK BATICHE / PPAGENCY/SIPA / Justin Ng / Avalon / AGF

"Ovunque mettano piede, scorre sangue”, aveva accusato il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, riferendosi ad Abu Dhabi. La federazione di regni arabi "spera" in una decisione “temporanea”

L’Algeria ha annunciato l’interruzione delle relazioni diplomatiche e la chiusura dello spazio aereo nazionale agli Emirati Arabi Uniti, a causa di una serie di presunte “azioni provocatorie” da parte di Abu Dhabi, accusata da anni da Algeri di interferire negli affari interni di diversi Paesi della regione. Mentre le autorità algerine hanno fatto sapere di aver preso questa decisione dopo aver “esaurito tutte le vie per preservare le relazioni bilaterali”, il governo emiratino, da parte propria, ha reagito alla notizia, affermando di sperare che tale decisione sia solo “temporanea”.

Botta e risposta
“Di fronte al crescente numero di azioni provocatorie e ostili da parte degli Emirati Arabi Uniti, l’Algeria ha dimostrato grande moderazione e un forte senso di responsabilità. Nel rispetto dei principi che regolano le relazioni tra gli Stati, ha costantemente richiamato la loro attenzione e li ha avvertiti delle gravi conseguenze del loro deplorevole e ingiustificabile comportamento. Nonostante questi numerosi avvertimenti, gli Emirati Arabi Uniti hanno persistito nelle loro azioni, che purtroppo hanno oltrepassato il limite di ciò che è accettabile o tollerabile nelle relazioni tra due Stati sovrani e non possono rimanere impunite”, ha annunciato ieri sera in un comunicato ufficiale il ministero degli Esteri algerino. “Di conseguenza, e dopo aver esaurito tutte le vie per preservare le relazioni bilaterali, il governo algerino ha deciso oggi di interrompere le relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti”, prosegue la nota, secondo cui il provvedimento è stato “formalmente comunicato” ieri all’ambasciatore emiratino ad Algeri, che è stato ricevuto personalmente al ministero e a cui “sono state concesse 48 ore per conformarsi alla decisione”.
Il ministero della Difesa algerino ha poi annunciato la chiusura dello spazio aereo “a tutte le aeronavi registrate negli Emirati Arabi Uniti, civili e militari, in entrambi i sensi”, che è entrata in vigore alla mezzanotte ora locale. Tuttavia, tale misura non riguarda, al momento, i voli commerciali della compagnia Emirates da e per l’aeroporto internazionale di Algeri, che continueranno fino alla fine del 2026.
Il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi ha reagito alla notizia ribadendo “l’importanza che attribuiscono alle proprie relazioni con tutti i Paesi” e il proprio “impegno a svilupparle e a rafforzarle per servire gli interessi comuni e promuovere la comprensione, la cooperazione e la prosperità” tra i popoli. “Gli Emirati Arabi Uniti esprimono la speranza che tale decisione sia temporanea e che preservi i legami fraterni tra i due popoli fratelli”, si legge in una nota diramata ieri sera da Abu Dhabi. “Inoltre, il Ministero degli Affari Esteri (MoFA) ribadisce l’apprezzamento degli Emirati Arabi Uniti per il fraterno popolo algerino e l’orgoglio per i legami che uniscono i due popoli, in particolare attraverso la comunità algerina residente negli Emirati Arabi Uniti e i visitatori algerini. Gli Emirati Arabi Uniti restano impegnati a preservare e rafforzare questi legami e interessi comuni”.
Le relazioni internazionali, ha commentato poco dopo sui social Anwar Gargash, consigliere diplomatico del presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed senza citare l’Algeria, dovrebbero basarsi su “razionalità, comunicazione e chiarezza degli interessi”, piuttosto che su “degli enigmi e dei segnali da decifrare”. “I rapporti diplomatici (…) non possono essere ostaggio di congestioni interne o dell’incapacità di spiegare gli interessi e definire le priorità”, ha sottolineato Anwar Gargash. “L’ambiguità non è politica e il chiasso non compensa l’assenza di una visione”, ha aggiunto il consigliere diplomatico del presidente emiratino. “La diplomazia di successo si basa sulla chiarezza delle posizioni e sulla buona gestione degli interessi e delle divergenze. Tutto il resto non è che l’espressione di una carenza di visione e gestione”.

Le motivazioni di Algeri
La diplomazia algerina, nella sua dichiarazione, ha fatto riferimento a “un aumento di azioni provocatorie o ostili da parte degli Emirati Arabi Uniti”, senza però fornire ulteriori dettagli. Ma il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune accusa da tempo Abu Dhabi di aver compiuto azioni destabilizzanti in Nord Africa, in particolare in Libia e Sudan, dove gli Emirati Arabi appoggiano rispettivamente le forze ribelli di Khalifa Haftar e dei paramilitari delle Rapid Support Forces (Rsf).
“Ovunque mettano piede, scorre sangue”, ha dichiarato a febbraio in un’intervista televisiva, descrivendo gli Emirati come un “piccolo Stato” con un “impatto molto negativo”. “Tutto ciò che l’Algeria desidera è che questo Stato prenda le distanze da noi, affinché non scorra sangue sul nostro suolo”, ha aggiunto Abdelmadjid Tebboune, precisando che la rottura delle relazioni diplomatiche con Abu Dhabi si sarebbe verificata già molto tempo fa se non fosse stato per la determinazione di Algeri a non esacerbare le divisioni tra i Paesi arabi.
Le autorità emiratine hanno sempre negato le accuse di ingerenza negli affari interni di altri Stati. Il deterioramento delle relazioni bilaterali, però, si inserisce anche in un contesto più ampio di disaccordi diplomatici, con l’Algeria che si oppone alla normalizzazione delle relazioni con Israele, avviata da diversi Paesi arabi, tra cui gli Emirati Arabi Uniti e il Marocco, attraverso gli Accordi di Abramo.
Ma, oltre alle frizioni internazionali, negli ultimi anni anche altri episodi hanno alimentato le tensioni tra Algeri e Abu Dhabi. L’anno scorso, la tv pubblica algerina denunciò ad esempio una campagna mediatica ostile in seguito alla trasmissione, sul canale emiratino Sky News Arabia, di un’intervista allo storico e docente universitario Mohamed El-Amine Belghit, che negava l’identità amazigh (berbera), riconosciuta dal 2016 dalla Costituzione come componente identitaria e lingua ufficiale del Paese, scatenando accese controversie. “La lingua amazigh è un progetto ideologico di origine franco-sionista”, disse allora Belghit, secondo cui “non esiste alcuna cultura amazigh”. Queste dichiarazioni gli costarono l’arresto nel maggio dell’anno scorso e una condanna a tre anni di reclusione, di cui due con sospensione condizionale della pena, per aver “minato l’unità nazionale”, “incitato all’odio razziale”, e “insultato i simboli nazionali”.

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