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L’Algeria ha abbandonato in mezzo al deserto 13mila migranti espulsi dal paese

Immagine di copertina
Credit: Tom Wescott

Lo rivela un inquietante reportage di Associated Press, che ha raccolto diverse testimonianze tra i sopravvissuti

Negli ultimi 14 mesi le autorità dell’Algeria hanno abbandonato nel deserto del Sahara oltre 13mila migranti espulsi dal paese, costringendoli di fatto a raggiungere il confine con il Niger a piedi, senza cibo né acqua, con temperature che arrivano a 48 gradi.

È quanto emerge da un reportage pubblicato dall’agenzia di stampa Associated Press, che ha intervistato decine di sopravvissuti.

Tra i migranti ci sono donne incinte e bambini.

I più fortunati riescono a raggiungere la località nigerina di Assamaka, a 15 chilometri dal confine algerino, mentre altri vagano nel deserto, disorientati e disidratati, finché le squadre di soccorso delle Nazioni Unite non li ritrovano.

Alcuni hanno smarrito la strada e sono tutt’ora dispersi.

Non sono disponibili, invece, dati su quanti siano deceduti durante il tragitto.

“Ognuno era solo per conto proprio”, ha raccontato una migrante liberiana, Janet Kamara, che ha affrontato la traversata quando era incinta e proprio in mezzo al deserto ha partorito.

Il bambino, purtroppo, è nato morto ed è stato sepolto in una fossa poco profonda scavata nella sabbia.

La donna, che in Algeria lavorava ed è stata espulsa a maggio, è in salvo da pochi giorni e, secondo Ap, parla con una voce quasi prova di sentimenti, quasi svuotata dal dolore.

Le espulsioni di massa dall’Algeria, sono aumentate in particolare a partire dall’ottobre 2017, da quando cioè l’Unione Europea ha aumentato la pressione sui paesi nordafricani con lo scopo di respingere i migranti diretti verso l’Europa.

Un portavoce dell’Ue ha spiegato ad Ap che Bruxelles è a conoscenza di ciò che sta facendo l’Algeria, ma che i “paesi sovrani” possono espellere i migranti fintanto che si conformano al diritto internazionale.

A differenza del Niger, l’Algeria non riceve fondi dall’Unione europea per la crisi migratoria, sebbene abbia ricevuto 111,3 milioni di dollari in aiuti dall’Europa tra il 2014 e il 2017.

L’Algeria non fornisce cifre per le espulsioni, ma secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), il numero di persone che attraversano a piedi il Niger è in costante aumento da maggio 2017.

In tutto, secondo l’Oim, un totale di 11.276 uomini, donne e bambini sono sopravvissuti a questa marcia obbligata dalle autorità algerine.

I migranti intervistati da Associated Press hanno riferito di essere raggruppati in centinaia alla volta e stipati in camion aperti diretti a sud che viaggiano per 6-8 ore verso quello che viene chiamato il “punto zero”.

Qui, in mezzo al deserto, vengono abbandonati e gli viene ordinato di camminare, a volte sotto la minaccia di una pistola.

All’inizio di giugno, 217 uomini, donne e bambini sono stati scaricati molto prima di raggiungere il “punto zero”, a circa 30 chilometri dalla più vicina sorgente d’acqua.

“C’erano persone che non potevano accettarlo. Si sono sedute e le abbiamo lasciate lì. Stavano soffrendo troppo”, ha raccontato ad Ap Aliou Kande, un 18enne senegalese.

Kande ha detto faceva parte di un gruppo di circa mille persone che si è perso. Il gruppo ha vagato nel deserto dalle 8 del mattino alle 7 di sera.

Il ragazzo ha rivelato che molte delle persone che erano con lui si sono perse e non le ha più viste.

Nella sua testimonianza la parola che ricorre più spesso è “sofferenza”.

“Ci hanno gettato nel deserto, senza i nostri telefoni, senza soldi”, ha raccontato.

I racconti dei migranti sono confermati da più video raccolti da Ap per mesi, che mostrano centinaia di persone che barcollano lontano da file di camion e autobus e di muovono nel deserto.

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