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Di Battista
Home » Esteri

Un uomo è stato condannato a 70 anni di carcere per alcuni post su Facebook

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Al thailandese Wichai sono stati inflitti 7 anni di carcere per ogni contenuto pubblicato sulla famiglia reale. La pena è stata dimezzata perché ha confessato

In Thailandia pubblicare su Facebook foto e video della famiglia reale può essere molto pericoloso. Wichai, ex assicuratore thailandese di 34 anni sul cui cognome è stato mantenuto il riserbo, è stato condannato a 7 anni di carcere per ogni foto e video postati su Facebook, che avrebbero offeso la famiglia reale.

L’uomo fu arrestato nel 2015 nella città di Chiang Mai, nella Thailandia settentrionale ed è rimasto in carcere a Bangkok per tutta la durata del procedimento. La pena prevista dalla sentenza, 70 anni, è stata dimezzata a 35 perché Thepwong ha confessato. L’avvocato di Wichai ha dichiarato che il suo assistito non farà appello.

“Vichai vuole solo che il caso finisca ed ha intenzione di chiedere il perdono reale” ha dichiarato il legale.

Questa è stata la sentenza più severa mai emessa per un caso di diffamazione della famiglia reale nel paese asiatico. Il verdetto ha battuto il record di una precedente condanna a 30 anni di reclusione, comminata ad un uomo di 48 anni nel 2015.

L’articolo 112 del codice criminale thailandese prevede un massimo di 15 anni di reclusione per ogni offesa contro il re, la regina, l’erede al trono o l’eventuale reggente.

Secondo iLaw, sito web che si occupa di monitorare casi di lesa maestà in Thailandia, l’uomo condannato ha usato l’account Facebook di un’altra persona nel tentativo di diffamarla, pubblicando dieci post con foto e video che avrebbero offeso la famiglia reale.

Da quando la giunta militare ha preso il potere con un colpo di stato nel 2014, ha condannato 73 persone per casi di lesa maestà.

Gli italiani sanno bene quanto i thailandesi tengano ai propri simboli nazionali, a gennaio infatti due ragazzi altoatesini furono arrestati ed espulsi per aver strappato alcune bandiere del paese asiatico.

Il 2 giugno 2017, sempre nel paese asiatico, un altro uomo era stato condannato a 5 anni di carcere per aver pubblicato online un messaggio audio che insultava la monarchia. Anche quella sentenza è stata dimezzata a seguito della confessione dell’accusato.

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