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Home » Esteri

18mila persone sono morte in carcere dall’inizio del conflitto in Siria per abusi e torture

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Lo rivela un rapporto Amnesty International che contiene la testimonianza di 65 "sopravvissuti alle torture"

Quasi 18.000 persone sono morte mentre si trovavano sotto la custodia del governo in Siria tra il 2011 e il 2015, secondo quanto riferisce un rapporto di Amnesty International sugli abusi e gli stupri in carcere.

Nel suo rapporto vi sono riportate le testimonianze di 65 “sopravvissuti alla tortura”, che hanno raccontato i tremendi abusi nelle prigioni e nei centri di detenzione del regime di Damasco. 

L’organizzazione per la tutela dei diritti umani vuole sollecitare la comunità internazionale a fare pressione su Damasco affinché venga abbandonata la pratica della tortura nei confronti dei detenuti. Il governo siriano continua ripetutamente a negare queste accuse. 

Un rapporto delle Nazioni Unite sui diritti umani reso pubblico nel mese di febbraio aveva accusato il governo siriano di svolgere una “politica statale di sterminio”, e aveva detto che entrambe le parti in guerra, erano sospettate di aver commesso crimini di guerra.

Si tratta di circa 10 persone morte per tortura ogni giorno, più di 300 al mese, secondo Amnesty.

I detenuti sono spesso sottoposti a duri pestaggi da parte delle guardie carcerarie subito dopo il loro arrivo in una delle prigioni del regime. Questa pratica è conosciuta come la “festa di benvenuto”.

A questa spesso seguono le cosiddette “verifiche di sicurezza”, durante le quali le donne in particolare hanno riferito di essere state violentate e aggredite sessualmente da guardie di sesso maschile.

“Ci hanno trattati come animali. Volevano renderci il più inumani possibile”, ha raccontato ad Amnesty un sopravvissuto di nome Samer.

“Ho visto il sangue, era come un fiume. Non avrei mai immaginato che l’umanità avrebbe raggiunto un livello così basso. Non avrebbero avuto alcun problema a ucciderci proprio lì e in quel momento”, ha continuato.

“Per decenni, le forze governative siriane hanno usato la tortura come mezzo per schiacciare gli avversari”, ha spiegato il direttore di Amnesty Medio Oriente e Nord Africa, Philip Luther.

“Oggi la usano come parte degli attacchi sistematici e diffusi diretti contro chiunque sia sospettato di opporsi al governo tra la popolazione civile. Si può considerare crimine contro l’umanità”, ha aggiunto.

Amnesty e altri gruppi per i diritti umani chiedono che le accuse siano discusse con urgenza da parte della comunità internazionale, in particolar modo Stati Uniti e Russia, coinvolti in prima persona nei colloqui di pace sulla crisi siriana.

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