Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 11:53
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Economia

Effetto Covid, per tornare in ufficio i lavoratori londinesi chiedono un aumento di stipendio

Immagine di copertina
Credit: Ansa

Dopo la pandemia per rinunciare allo smart working, gli impiegati di Londra chiedono una maggiorazione sullo stipendio. Lo rivela un sondaggio

Dopo la pandemia gli impiegati di Londra, per rinunciare allo smart working e tornare a tempo pieno in ufficio, vogliono un aumento di stipendio che copra il costo dell’abbonamento del treno per raggiungere il posto di lavoro. Lo rivela un sondaggio riportato da Bloomberg e condotto da YouGov Plc per Locatee, una società di analisi occupazionale.

Con le restrizioni del Covid-19, gli impiegati hanno trascorso in media 16 mesi lavorando principalmente da casa. Secondo lo studio, ora solo il 17% afferma di voler tornare in ufficio a tempo pieno. Tuttavia, il 43% sarebbe disposto a fare comunque ritorno in presenza, a fronte di compensi più alti. Secondo la ricerca di YouGov Plc, i lavoratori della City chiederebbero 5100 sterline (circa 6 mila euro), che equivalgono alla spesa annuale per l’abbonamento del treno tra Londra e Tunbridge Wells, una città pendolare del Kent.

La ricerca, inoltre, ha sottolineato le difficoltà che le aziende (24 su 100 vorrebbero che i propri dipendenti tornassero in ufficio a tempo pieno) stanno incontrando nel tentativo di strutturare una “nuova normalità”. Se i lavoratori londinesi dovessero davvero ottenere l’aumento di stipendio richiesto per tornare in ufficio a tempo pieno, l’incremento medio del salario sarebbe circa del 15%.

Diverse aziende stanno pensando di includere nei contratti giorni di regolare lavoro da casa. “Le imprese corrono il rischio di perdere personale se non offrono una certa flessibilità“, spiega Thomas Kessler, amministratore delegato e fondatore di Locatee. I dipendenti, dal canto loro, “vogliono ancora sentirsi parte di un’unità più grande, circondati (a volte anche fisicamente) da colleghi e supportati dall’azienda”. E quasi la metà dei giovani tra i 18 e i 24 anni teme che il lavoro a distanza possa ostacolare la progressione della carriera.

Ma, secondo il sondaggio, quasi un terzo delle persone in cerca di un nuovo lavoro oggi si aspetta di lavorare in smart working almeno due giorni alla settimana. Sebbene la maggior parte continui a dare la priorità allo stipendio quando cerca un nuovo posto di lavoro, il 47% adesso menziona il lavoro flessibile come uno dei principali requisiti.

Ti potrebbe interessare
Economia / Intesa Sanpaolo, Avon, Global Thinking Foundation: un progetto per l’inclusione finanziaria femminile
Economia / Edison accelera sulle rinnovabili e assume 300 persone all’anno: presentato il report di sostenibilità 2025
Cronaca / Smart working e calo delle assunzioni: il costo invisibile per i giovani
Ti potrebbe interessare
Economia / Intesa Sanpaolo, Avon, Global Thinking Foundation: un progetto per l’inclusione finanziaria femminile
Economia / Edison accelera sulle rinnovabili e assume 300 persone all’anno: presentato il report di sostenibilità 2025
Cronaca / Smart working e calo delle assunzioni: il costo invisibile per i giovani
Economia / Donnarumma (AD FS): “Entro l’estate investiremo tutti i 25 miliardi del PNRR”
Economia / “Ripensare il ruolo dello Stato è l’unica alternativa agli oligopoli dei nostri tempi”
Economia / Centri estivi sempre più cari, per molte famiglie la spesa supera i 1.400 euro a figlio: ecco le città più care d’Italia
Economia / Ferrovie, lavori in corso (ma vacanze salve)
Economia / Mps, Mediobanca e Generali: la mossa di Intesa vale la sovranità economica del Paese
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Economia / L’allarme dell’Unem: “Spesa dell’energia più cara di 8 miliardi nel 2026, anche se rientra la crisi in Iran”