Intelligenza Artificiale, la classifica dei lavori che più rischiano di scomparire
Tra i più in pericolo spiccano il centralinista, l'archivista, l'impiegato amministrativo e il cassiere del supermercato. Ma l'AI determina anche la nascita di nuove figure professionali: ecco quali
Intelligenza Artificiale, la classifica dei lavori che più rischiano di scomparire
Quali sono i lavori che più rischiano di scomparire nei prossimi anni a causa dell’avanzata dell’Intelligenza Artificiale? Tra quelli maggiormente esposti allo “tsunami digitale” ci sono il centralinista, l’archivista, l’impiegato amministrativo e il cassiere del supermercato. È quanto emerge dal rapporto “AI Shock Index” realizzato da Mia Academy, scuola di formazione professionale digitale, e dedicato appunto all’impatto dell’AI sul mondo del lavoro.
Nello studio si precisa che “la trasformazione del lavoro in atto non è il risultato di un’unica tecnologia, ma dell’interazione simultanea di più fattori che stanno modificando in profondità processi, competenze e modelli organizzativi”. “L’Intelligenza Artificiale – si legge – agisce come acceleratore sistemico di questi cambiamenti, comprimendo i tempi di trasformazione e rendendo obsolete molte professioni in tempi molto più rapidi rispetto alle precedenti rivoluzioni industriali”.
Secondo gli autori del rapporto, alla base dei grandi cambiamenti in atto nel mondo del lavoro ci sono tre “motori strutturali”, che spiegano perché l’impatto dell’AI sul lavoro sia così rapido, trasversale e irreversibile. Primo: l’automazione delle attività ripetitivi e standardizzabili. Secondo: la digitalizzazione accelerata dei processi produttivi. Terzo: la polarizzazione del mercato del lavoro tra lavori che richiedono un’elevata specializzazione e lavori a basso valore cognitivo e relazionale.
Tuttavia, si sottolinea, l’Intelligenza Artificiale sta determinando e determinerà l’esigenza di figure professionali nuove. Quindi nuove opportunità lavorative.
L’AI Shock Index
La Mia Academy ha elaborato un indicatore, l’AI Shock Index, che misura l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul mondo del lavoro basandosi sull’analisi delle mansioni previste per ciascuna professione, sul tasso di adozione dell’AI nei singoli settori e su determinati indicatori strutturali del mercato del lavoro.
L’indice assegna a ciascun lavoro una valutazione che va da 1 a 5: più ci si avvicina a 5 e maggiore è l’esposizione all’Intelligenza Artificiale. In particolare, per i lavori con valutazione 1 il rischio è basso, se la valutazione è pari a 2 il rischio è “moderato basso”, con 3 si sale a rischio “medio”, con 4 a rischio “alto”, mentre a quota 5 si parla di rischio “critico”. Di seguito la classifica dei lavori che più rischiano di scomparire sulla base di questo indicatore.
AI: i lavori a rischio critico (totalmente automatizzabili)
1. Addetto data entry
2. Addetto trascrizioni / sbobinature
3. Centralinista / Operatore call center
4. Operatore customer service via email
5. Operatore di telemarketing
6. Addetto compilazione modulistica
7. Addetto verifiche documentali
8. Archivista / Addetto protocollo
9. Addetto inserimento pratiche assicurative
10. Operatore helpdesk IT
AI: i lavori a rischio alto (alta sostituibilità parziale o totale)
1. Back office amministrativo
2. Impiegato amministrativo
3. Addetto bolle e fatturazione base
4. Impiegato contabile junior
5. Operatore prenotazioni hotel/viaggi
6. Operatore call center commerciale
7. Addetto controllo qualità semplice
8. Addetto catalogazione prodotti e-commerce
9. Addetto front-office PA
10. Operatore logistico semplice
11. Cassiere supermercato
12. Addetto mensa / casse self-service
AI: i lavori a rischio medio-alto (rischio di trasformazione parziale
1. Receptionist base
2. Impiegato HR L1 (screening CV)
3. Addetto reportistica base
4. Addetto merchandising in-store
5. Operatore sicurezza non armata (sorveglianza)
6. Autista consegne semplici
7. Addetto front store non qualificato
8. Addetto logistica con interazione diretta
Quali sono i nuovi lavori nati grazie all’Intelligenza Artificiale
Nel rapporto si spiega come, d’altro canto, l’Intelligenza Artificiale possa anche fungere da innesco per la nascita di nuove figure professionali, spesso ibride, che uniscono competenze tecniche, creative, manageriali e verticali in specifici ambiti.
Negli ultimi 2/3 anni, in particolare, si è manifesta l’esigenza – dal lato dell’offerta – di rispondere a bisogni reali, come: saper progettare e condurre modelli generativi (testo, immagine, audio, video); rendere sicuro, etico e regolamentato l’uso dell’AI Integrare l’AI nei sistemi aziendali (backend, infrastruttura, produzione); valorizzare la creatività aumentata dall’AI (marketing, contenuti, UX); applicare l’AI a settori verticali (finanza, healthcare, IoT).
L’AI in Italia: a che punto siamo
Nel 2024 in Italia il mercato dell’Intelligenza Artificiale ha toccato un valore stimato di 1,2 miliardi di euro, segnando un incremento record del 58% rispetto all’anno precedente.
Secondo l’indagine di Mia Academy, il tasso medio di adozione dell’AI nelle imprese italiane con almeno 10 dipendenti è salito dall’8,2% nel 2024 al 16,4% del 2025. Dietro questo progresso c’è però un divario dimensionale allarmante: oltre la metà delle grandi aziende (il 53,1%) ha già integrato soluzioni di Intelligenza Artificiale nei propri processi, mentre le piccole e medie imprese arrancano.