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Home » Economia

Il Gruppo Menarini sbarca negli USA, completando l’acquisizione di Stemline Therapeutics

Immagine di copertina
La gioia dei vertici di Menarini. Da sinistra: il Presidente Eric Cornut, il Ceo Elcin Barker Ergun e i fratelli Alberto Giovanni e Lucia Aleotti, azionisti e membri del Board

La biotech del settore dell'oncologia e quotata al Nasdaq passa nelle mani del brand italiano per un corrispettivo massimo di 677 milioni di dollari. I fratelli Lucia e Alberto Giovanni Aleotti: "Soddisfatti ed emozionati, ringraziamo tutto il team e in particolare il CEO Elcin Barker Ergun"

“Grande soddisfazione e un po’ di emozione”, così i fratelli Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, azionisti e membri del Board di Menarini, hanno commentato la conclusione positiva dell’acquisizione della biotech statunitense Stemline per un corrispettivo massimo di 677 milioni di dollari. “Gli Stati Uniti erano un obiettivo prioritario per l’azienda. Già con nostro padre, molti anni fa, aspettavamo di poter cogliere l’occasione giusta”.

Stemline Therapeutics Inc. è una società biofarmaceutica americana quotata al Nasdaq (STML), focalizzata sullo sviluppo e la commercializzazione di terapie oncologiche innovative. La transazione, annunciata lo scorso 4 maggio, va ad ampliare il portfolio di prodotti oncologici di Menarini, sia con prodotti già commercializzabili che prodotti in fase di ricerca clinica. Menarini ha acquisito Stemline con un pagamento anticipato di 11,50 dollari per ogni azione e un Contingent Value Right (“CVR”) non quotato che darà diritto a ciascun azionista di ricevere un ulteriore dollaro ad azione al verificarsi della prima vendita di ELZONRIS in uno dei paesi EU5 previa approvazione da parte della Commissione Europea.

Stemline ha lanciato il prodotto ELZONRIS per il trattamento della neoplasia a cellule dendritiche plasmacitoidi blastiche (BPDCN) in pazienti adulti e in pazienti pediatrici, di un’età pari o superiore ai due anni, in seguito all’approvazione della Food and Drug Administration degli Stati Uniti, nel dicembre 2018. ELZONRIS è una terapia innovativa mirata che agisce in maniera selettiva sul recettore alfa (CD 123) dell’interleuchina-3 (IL-3), un target presente in una vasta gamma di neoplasie.

Contemporaneamente Stemline ha portato avanti il proprio lavoro di ricerca con una valutazione in studi clinici per ulteriori applicazioni di ELZONRIS tra cui leucemia mielomonocitica cronica (CMML), mielofibrosi (MF), leucemia mieloide acuta (AML). Altri prodotti nell’attuale pipeline includono felezonexor (SL-801) (inibitore di XPO1 in Fase 1 per pazienti affetti da tumori solidi in fase avanzata) e SL-1001 (un inibitore della cinasi RET, in fase di avanzato sviluppo preclinico).

Elcin Barker Ergun, CEO del Gruppo Menarini, ha commentato: “Siamo entusiasti di aver completato l’acquisizione di Stemline e di poter dare al loro team di professionisti affermati il benvenuto in Menarini. L’arrivo del prodotto ELZONRIS, che ha il potenziale di trattare molte altre neoplasie, insieme ad altri prodotti presenti nella pipeline di Stemline, incrementerà le nostre capacità di ricerca e sviluppo e accelererà i nostri sforzi per fornire terapie oncologiche innovative di cui i pazienti hanno bisogno”.

“Entrare nella farmaceutica di questo Paese e per di più farlo attraverso l’acquisizione di un’azienda quotata al Nasdaq è prova di quale professionalità abbia raggiunto il nostro gruppo. Ringraziamo tutto il nostro team ed in particolare il nostro CEO per questo successo, e diamo il benvenuto ai dipendenti Stemline nella nostra famiglia aziendale”, aggiungono i fratelli Aleotti.

“Gli scienziati di Stemline uniranno le loro forze con quelle dei ricercatori Menarini per sviluppare questo farmaco anche contro altri tumori. Le competenze scientifiche molto elevate delle due squadre daranno vita ad una grande sinergia, anche rispetto agli altri farmaci oncologici già in sviluppo nelle rispettive ricerche”.

Già prima di questa prestigiosa acquisizione, Menarini realizzava ben il 77% del proprio fatturato sui mercati esteri, che ora si arricchiscono di un tassello fondamentale come quello statunitense. Ciò nonostante, l’azienda fiorentina negli scorsi ha annunciato un maxi-investimento da 150 milioni di euro per la realizzazione di un nuovo stabilimento in Italia, scartando ipotesi economicamente più favorevole, per favorire l’occupazione e il rilancio economico del Paese.

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