Dazi, TPI intervista il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano: “Trump vuole favorire i nostri competitor tarocchi”

Il numero uno dei produttori, Nicola Bertinelli: "Chiediamo aiuto al Governo e all'Unione europea"

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 3 Ott. 2019 alle 17:52 Aggiornato il 4 Ott. 2019 alle 16:55
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Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano

Il Parmigiano Reggiano è tra i prodotti agroalimentari europei che, a partire dal 18 ottobre, saranno sottoposti all’aumento dei dazi deciso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La misura preoccupa molto i produttori del cosiddetto “re dei formaggi”. Dopo l’Europa, infatti, gli Stati Uniti sono il secondo mercato mondiale per il Parmigiano Reggiano.

Il Consorzio che riunisce i produttori sospetta che dietro questa politica dei dazi ci sia la volontà di escludere il Parmigiano Reggiano dal mercato Usa, così da favorire i suoi competitor “tarocchi”, il cosiddetto Parmesan americano. E chiede al Governo italiano e all’Unione europea di fare qualcosa.

TPI ne ha parlato con il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli.

Presidente, avete fatto delle stime sulle possibili ricadute dei dazi per il vostro comparto?

Avevamo fatto stime in vista dei dazi al 100 per cento che avevano minacciato inizialmente: in quel caso, avremmo avuto una riduzione delle esportazioni del 90 per cento. Ora ci attendono dazi al 25 per cento: su questi non abbiamo previsioni precise. Le tariffe al 25 per cento si dovrebbero tradurre in un aggravio di 5 dollari al chilo sul prezzo del Parmigiano Reggiano negli Stati Uniti: si passerà dagli attuali 40 dollari al chilo a 45. Difficile, però, fare previsioni precise su quale impatto potrebbero avere.

Come deve rispondere l’Unione europea a Trump? Con altri dazi sui prodotti Usa?

No. Guardi, noi crediamo nel libero scambio, il concetto di dazi per noi va superato. Il fatto è che noi non c’entriamo niente con questa storia. Se c’è una diatriba che riguarda un illecito nel settore dell’aeronautica, i dazi dovrebbero colpire il settore dell’aeronautica Non c’è alcuna attinenza tra i prodotti agroalimentari e la battaglia tra Airbus e Boeing.

E allora, che fare?

La ministra Bellanova ha già chiesto a Hogan (commissario europeo per l’Agricoltura, ndr) di attivare fondi azzera-dazi. Ci auguriamo che l’Unione europea intervenga con un piano di intervento straordinario affinché l’impatto di questi dazi non sia troppo forte. In sostanza, chiediamo all’Ue di dare un contributo economico ai produttori europei per coprire la differenza di costo e consentire loro di continuare il proprio business serenamente. Ma mi lasci dire anche un’altra cosa.

Prego.

Ci ha colpito il fatto che nella lista dei prodotti soggetti ai dazi c’è il Parmigiano Reggiano, ma non ci sono altri prodotti come la mozzarella o la pasta. E allora viene naturale pensare che l’aver inserito il nostro prodotto, scegliendo di escluderne degli altri, possa avere come obiettivo quello di impedire la nostra presenza nel mercato statunitense, favorendo i prodotti contraffatti, come il Parmesan, che sono già presenti su quel mercato. E che già oggi ci danneggiano.

Partiamo dal presupposto che l’americano non capisce la differenza: abbiamo fatto delle ricerche che ce lo dimostrano. Due americani su tre, se leggono “Parmesan”, pensano comunque che sia prodotto in Italia, anche se c’è scritto “made in Wisconsin”. Ora, con i nuovi dazi, pensi a un consumatore americano che va al supermercato e trova il Parmigiano Reggiano a 45 dollari al chilo e a fianco un Parmesan che costa magari meno della metà. Secondo lei quale comprerà?

Temo il Parmesan.

Negli Stati Uniti la protezione che abbiamo a livello europeo, non l’abbiamo. E quindi, se il prezzo sale, il nostro competitor ne trae beneficio. Abbiamo delle cause in corso con alcuni colossi, come la Kraft, che per noi sono molto costose: chiediamo all’Unione europea e al Governo italiano di aiutarci e sostenerci anche in queste cause legali.

La politica dei dazi Usa potrebbe avere ricadute per il consumatore italiano?

Ci possono essere ricadute per il business italiano. Noi attualmente vendiamo 10mila tonnellate di Parmigiano Reggiano negli Stati Uniti: se a causa dei dazi e dell’aumento dei prezzi non riuscissimo più a venderle, queste 10mila tonnellate andrebbero ricollocate in qualche modo sul mercato e in caso non si trovassero nuovi sbocchi si genererebbe come effetto un calo dei prezzi. Il danno sarebbe sui caseifici produttori.

Intanto, il prossimo weekend faremo la nostra consueta grande festa dei produttori, l’iniziativa “Caseifici Aperti”. In vista dell’appuntamento, lanciamo  sui social l’hastag #iostocolparmigiano per dire che il Parmigiano Reggiano ha bisogno di un aiuto da parte del Governo italiano e dell’Unione europea per consentire ai produttori di continuare a lavorare bene e con marginalità.

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