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La scomparsa di Stephanie Mailer: la recensione di TPI

Di Claudia Nanni
Pubblicato il 20 Feb. 2019 alle 07:00 Aggiornato il 27 Feb. 2019 alle 14:44
Immagine di copertina

La scomparsa di Stephanie Mailer recensione | Di cosa parla

LA SCOMPARSA DO STEPHANIE MAILER RECENSIONE – Un libro che ho letto nemmeno in un giorno e mezzo è “La scomparsa di Stephanie Mailer” di Joel Dicker.

Come gli altri libri che ha scritto anche questo passa da presente a passato molto rapidamente, ma se siete dei fedeli di Dicker non avrete nessun problema a entrare nell’ingranaggio, probabilmente siete ben oliati.

> QUI LE RECENSIONI DI TPI

Fine luglio del 1994, la cittadina di Orphea, nello stato di New York, si prepara a inaugurare la prima edizione del festival teatrale, ma un omicidio sconvolge i cittadini.

Il sindaco viene ucciso in casa insieme alla moglie e al figlio. Nelle vicinanze viene trovato anche il cadavere di una ragazza, Meghan, uscita di casa per fare jogging.

Il caso viene affidato e risolto da due giovani e ambiziosi agenti, arrivati per primi sulla scena del crimine: Jesse Rosenberg e Derek Scott.

A metà giugno del 2014 Jesse Rosenberg, capitano di polizia, a una settimana dalla pensione viene avvicinato da Stephanie Mailer, la giornalista gli dice che il caso del 1994 non è stato risolto: la persona incriminata nel 1994 è innocente.

> QUI LA RUBRICA DI TPI: UN LIBRO DI CORSA

La donna non ha il tempo per dargli le prove perchè pochi giorni dopo viene denunciata la sua scomparsa.

Che cosa è successo a Stephanie Mailer? Cosa aveva scoperto?

Se Jesse e Derek si sono sbagliati sul colpevole vent’anni prima, chi è l’autore di quegli omicidi?

Cosa è davvero successo la sera del 30 luglio 1994 a Orphea?

Derek, Jesse e una nuova collega, la vicecomandante Anna Kanner, dovranno riaprire l’indagine, immergersi nei fantasmi di Orphea e nei loro.

Mi ha sorpreso molto scoprire che un autore riesce, con il suo terzo libro thriller, a mantenere l’emozione, l’adrenalina e a continuare a far immedesimare il lettore come se fosse la prima volta. Per me è stato così e spero che Joel Dicker continui a sfornare libri.

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A cura di Claudia Nanni

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