Fili e Ribellioni: Napoli si accende tra la Street Art di OBEY e i Telai di Maria Lai
Napoli si conferma capitale del contemporaneo con due mostre straordinarie che, pur usando linguaggi opposti, parlano entrambe di comunità, libertà e connessione. Ecco il racconto di queste due imperdibili tappe nel cuore della città, dove la forza della strada e la poesia del cucito si incontrano.
La voce della strada alle Gallerie d’Italia: OBEY: Power to the peaceful. Fino al 6 settembre
Se hai in mente il celeberrimo poster Hope di Barack Obama, conosci già Shepard Fairey, in arte OBEY. Le Gallerie d’Italia nella nuova sede dello storico e bellissimo Palazzo del banco di Napoli (Palazzo Piacentini) (in via Toledo, 177) ospitano una sua grande mostra dedicata alla pace e alla giustizia sociale.
L’esposizione, curata con precisione da Giuseppe Pizzuto e realizzata da Intesa san Paolo in collaborazione con la Galleria Wunderkammern presenta oltre 150 opere che mescolano grafica pop, propaganda politica e cultura underground. Le sue immagini, immediate e di forte impatto visivo, affrontano temi caldi come le disuguaglianze, la difesa dell’ambiente e i diritti negati. È un’arte che parla a tutti senza filtri, capace di trasformare la rabbia sociale in un messaggio di speranza e unione.
Nel percorso espositivo spiccano alcune delle sue opere più iconiche e storiche: Obama Hope (2008): La famosissima litografia nei toni del rosso e del blu che ha ridefinito l’iconografia politica mondiale, diventando il simbolo della campagna elettorale di Barack Obama.
My Florist is a Dick (2019): Un’opera ironica e potente che mostra un poliziotto in tenuta antisommossa mentre imbraccia un idrante da cui esce un delicato fiore rosa, ribaltando l’idea di forza repressiva.
MOD / Wide Awake (2023): Un pezzo a tecnica mista su tavole di legno che unisce elementi decorativi di ispirazione vintage a forti messaggi di risveglio sociale e consapevolezza collettiva.



La poesia del cucito al Museo Madre: Maria Lai. Essere è tessere. Fino al 21 settembre
Spostandosi verso il centro antico, il Museo Madre celebra una delle artiste italiane più amate del Novecento: la sarda Maria Lai. La straordinaria retrospettiva esplora il legame profondo tra l’atto del tessere e il senso dell’esistenza.
La rassegna, curata con sensibilità da Mónica Amor e Carlos Basualdo (in stretta collaborazione con l’Archivio e la Fondazione Maria Lai), raccoglie circa 200 lavori che ripercorrono la poetica del filo dell’artista. Si tratta di una mostra intima, tattile e profondamente poetica, che ricorda come siamo tutti fili di una stessa trama e che l’arte ha il potere di ricucire le ferite della solitudine. I suoi telai di legno e i fili di tessuto diventano metafore di relazioni umane, invitando all’incontro e al gioco.
Nel percorso espositivo si possono ammirare alcune delle sue creazioni più celebri:
I Libri Cuciti: Pagine di stoffa, pane o carta dove i fili di cotone nero e colorato sostituiscono le parole scritte, trasformando la lettura in un’esperienza visiva, tattile e misteriosa.
I Telai: Strutture geometriche in legno, corda e tessuto che richiamano l’antico lavoro artigianale delle donne sarde, reinterpretato da Maria Lai come uno strumento per unire la terra al cielo.
La leggenda del Sardus Pater (1990): Un’opera evocativa e fiabesca che intreccia la narrazione d’infanzia, il mito d’origine della sua terra e il ricamo, esposta insieme a preziosi documenti d’archivio.



Due linguaggi per un unico messaggio
Entrambe le mostre usano materiali di tutti i giorni — la carta e l’inchiostro dei manifesti per OBEY, il legno e il filo di cotone per Maria Lai — per ricordarci che l’arte più potente è quella che non si isola nei musei, ma nasce per stare tra la gente e creare connessioni reali. Un doppio appuntamento imperdibile per vivere la Napoli contemporanea.