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L’insegnamento di Andrea Camilleri: “La felicità è nelle cose ridicole”

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Uno dei messaggi più belli dello scrittore siciliano

L’insegnamento di Andrea Camilleri: “La felicità è nelle cose ridicole”

Andrea Camilleri ci ha spiegato la felicità. Tra le frasi celebri dell’apprezzatissimo, amato, scrittore siciliano, morto a Roma all’età di 93 anni dopo un arresto cardiaco, ci sono anche le riflessioni su ogni aspetto della nostra vita, e tra queste i consigli su come migliorarla, su come avere un atteggiamento positivo. Lo scorso anno, intervenendo su Repubblica, l’intellettuale descriveva la felicità come qualcosa da trovare “nelle cose ridicole”. È certamente uno dei messaggi più belli che ci ha lasciato.

> Da “cabasisi” a “camurrìa”: tutte le frasi di Montalbano entrate nel nostro quotidiano

“La felicità – ha scritto Camilleri – per me non ha motivazioni, non ne ha mai avute, per me è fatta di cose ridicole. La felicità per me era aprire la finestra al mattino, sentire l’aria fresca, guardare fuori. Alzarsi presto, aspettare che tutta la casa prendesse vita, sapere che dopo un po’ si sarebbero alzate le persone a me più care e che presto ci sarebbero state le loro voci intorno a me. E che poi avrei iniziato a scrivere. Questa era la felicità. Ora è più difficile, se apro la finestra o accendo la luce, vedo sempre lo stesso buio”.

> Quando Camilleri diceva: “Accogliere la morte come un atto dovuto è saggezza”

Lo scrittore diceva di trovare la felicità più nel corpo che nella mente, nonostante negli anni avesse trascurato il suo benessere fisico.

La felicità secondo Camilleri

“Oggi più che mai mi accorgo di aver legato la felicità al corpo”, sono state le sue parole. “Ho voluto bene al mio corpo – sono le parole di Camilleri – anche se l’ho trattato senza nessuna cautela. Ho bevuto per trent’anni una bottiglia di whisky al mattino e sono settantaquattro anni che fumo ininterrottamente. E il mio corpo non mi ha mai tradito. Oggi che lo sento sofferente, malandato, uno strumento arrugginito che fa fatica a mettersi in moto, mi intristisco e provo pietà per noi. Ma quando tento, con sforzo, di girare la manovella del mio corpo e quando lui risponde a dovere, provo di nuovo un sentimento leggero di felicità”.

> Camilleri era cieco e ci vedeva benissimo: addio, maestro (di G. Cavalli)

“Con il mio cervello invece – diceva lo scrittore – ho pochi rapporti di felicità, non è quasi mai presente quando sono felice. Io la felicità l’ho trovata sempre nelle cose terrene, concrete, negli odori, nei sapori, nei rapporti umani, non nella letteratura. Di certo però la scrittura non mi ha mai portato infelicità, mi sono sempre divertito a scrivere, così come a leggere”.

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