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Galli della Loggia contro Alberto Angela: “Da quanto non leggi un libro di storia?”

Di Marco Nepi
Pubblicato il 14 Apr. 2019 alle 11:02 Aggiornato il 15 Apr. 2019 alle 08:06
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Immagine di copertina
Alberto Angela

“Caro Alberto Angela […] sono decenni – almeno sette od otto ma forse di più – che gli storici di professione che proprio degli sciocchi non sono hanno avuto le sue stesse curiosità e si sono messi a fare ricerche e a scrivere libri per soddisfarle”.

Sulle pagine del Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia ha sferrato un duro attacco ad Alberto Angela. Il celebre paleontologo e conduttore televisivo, in una recente intervista a Repubblica, aveva parlato del suo romanzo storico Come eravamo, in uscita a puntate con il quotidiano diretto da Carlo Verdelli.

Nel farlo, aveva spiegato: “Quando apriamo un libro di storia troviamo date, re, battaglie, imperi e poi basta. Sfugge completamente la realtà e cioè che la storia è fatta di piccole storie. In questa serie, ogni epoca la vedremo attraverso una famiglia: ogni volume racconta di un padre, una madre, di figli, zie, ed esplora la loro vita quotidiana, i cibi, le strade, i commerci, i modi di vestire, come un padre si rivolgeva ai figli, come avveniva un matrimonio”.

Ma per il professor Galli della Loggia, Angela dimostra di ignorare decenni di studi storici, che di tutti questi aspetti si sono ampiamente occupati ben prima che lo facesse il conduttore di Meraviglie.

“Da quanto tempo non legge un libro di storia? Da parecchi anni, si direbbe”, scrive l’accademico rivolgendosi ad Angela. “Ha mai sentito parlare, tanto per dire, di storia sociale, delle Annales, di storia delle donne? […] E guardi che da molto tempo perfino il più triviale manuale scolastico è pieno (pure troppo) di ‘Gli antichi romani a tavola’, di ‘Come si viaggiava nel Medio Evo’ de ‘La moda e la Rivoluzione francese'”.

Per Galli della Loggia, non solo Angela pecca di ingenuità nel considerarsi un innovatore in quanto a “microstoria”, ma così facendo trasmette un’immagine sbagliata della storia stessa, che non può fare a meno di occuparsi anche delle grandi questioni politiche, delle idee, del potere.

Ignorare tutto questo e ridurre la storia a racconto degli stili di vita “è un modo per svalutare la ricerca stessa e i suoi addetti, per abbassarne l’immagine e la considerazione agli occhi dei più. Se una sua trasmissione proclama di rivelare cose mai sapute prima o quasi, di fare storia in un modo prima mai visto, che figura ci fanno i cosiddetti competenti? Che li manteniamo a fare con il pubblico denaro? si chiede la gente”.

Ignorare la storia politica e considerarla “una noiosa e inutile anticaglia” è, a parere di Galli della Loggia, ciò che sembra pensare anche Alberto Angela. Ma così, avverte il professore, “il passato rischia di ridursi a una serie slegata di curiosità e di stranezze, a un seguito di episodi strabilianti e quasi da fiction”.

“Per questa via, dunque, non solo non si riesca più a vedere alcun nesso profondo, alcun quadro d’insieme, ma si finisca anche per alimentare il disinteresse per i complicati retroterra storici del presente, l’ignoranza di essi e delle complicate vicende delle nostre società. In sostanza la premessa per l’antipolitica: anche se sono sicuro che non è certo questo che lei vuole”, conclude l’editorialista del Corriere della Sera.

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