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“La storia è fatta di piccole storie”: Alberto Angela parla del suo romanzo sulla storia d’Italia

Di Maria Elena Gottarelli
Pubblicato il 10 Apr. 2019 alle 15:39
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Immagine di copertina
Alberto Angela, Facebook

“È come vedere una statua antica che ti guarda, poi di colpo sorride, ed è lei a parlarti della sua epoca: questa è la differenza. Tutti gli altri libri di storia te la fanno vedere immobile, con quello sguardo un po’ severo. Noi la facciamo sorridere”.

In un’intervista pubblicata su Repubblica martedì 9 aprile, il paleontologo più amato d’Italia Alberto Angela spiega quali sono le ragioni che lo hanno spinto a scrivere il suo ultimo romanzo “Come Eravamo”.

Il romanzo uscirà a puntate. La collana, disponibile in edicola con Repubblica, parla della storia d’Italia dalle origini all’Unità e lo fa con uno stile decisamente originale.

Rispondere alle domande più “intime” della storia

“Quando apriamo un libro di storia troviamo date, re, battaglie, imperi e poi basta. Sfugge completamente la realtà e cioè che la storia è fatta di piccole storie. In questa serie, ogni epoca la vedremo attraverso una famiglia: ogni volume racconta di un padre, una madre, di figli, zie, ed esplora la loro vita quotidiana, i cibi, le strade, i commerci, i modi di vestire, come un padre si rivolgeva ai figli, come avveniva un matrimonio”.

D’altra parte, si chiede  il divulgatore, come vorremmo che si parlasse di noi fra duemila anni? Attraverso i ministri oppure attraverso il nostro stile di vita e le nostre abitudini?

Per spiegare che volgarizzare non significa necessariamente banalizzare, Alberto Angela insiste: “Se dello sbarco in Normandia ti racconto la vita dei soldati lo sbarco in Normandia ce l’hai lo stesso: fino adesso i libri ti hanno fatto vedere una cartina geografica con grandi frecce rosse e blu, io invece ti faccio vedere come è avvenuto davvero. La presa della Bastiglia puoi vederla attraverso i vicoli e la gente, anzi è così che deve essere raccontata per capire come è arrivata questa rivoluzione. Questo è quello che ho cercato di fare”.

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Ma perché fermarsi all’Unità d’Italia? Il paleontologo spiega le diverse ragioni dietro questa scelta. Per prima cosa, “perché non si può raccontare tutto”.  E poi per avvicinare i lettori a una storia che è la loro, eppure così sconosciuta. “Non sai come si viveva nell’anno Mille”.

Rispondere alle domande più “intime” della storia (che secondo Angela ne costituiscono poi il cuore) è l’obiettivo di Alberto Angela: “Quando c’era Giotto cosa mangiava la gente, come ci si sposava? Ecco, questo sarebbe stato davvero un peccato perderlo”, ha concluso il conduttore televisivo.

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