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L’ultimo carico di cherosene per il Vecchio Continente arriva il 9 aprile: così la guerra in Iran rischia di lasciare a terra migliaia di voli quest’estate

Immagine di copertina
Credit: AGF

L’Europa rischia di rimanere a secco dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz

La guerra in Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz rischia di lasciare a terra migliaia di voli in tutta Europa. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, infatti, il 9 aprile arriverà la petroliera “Rong Lin Wan”, ovvero l’ultima nave carica di cherosene ad aver lasciato 
il Golfo Persico. Poi scatteranno le scorte, che però, non sono sufficienti. “Secondo le nostre proiezioni, da fine aprile, inizio maggio, ci ritroveremo con la metà del cherosene a disposizione 
in Europa – spiega un esperto al quotidiano – Forse riusciamo a guadagnare 3-5 settimane ricorrendo a una parte delle scorte strategiche e ritardando le operazioni di pulizia delle raffinerie, che di solito avvengono in primavera. Ma non sarà sufficiente”.

Secondo un’analisi del Corriere, l’Italia nel 2025 ha consumato 1,3 milioni barili di jet fuel, a fronte di una produzione locale di 674mila: il nostro Paese, in pratica, ha importato metà del fabbisogno. La Polonia ha dovuto prendere dall’estero quasi il 97% della benzina necessaria, la Grecia l’82%, la Spagna e il Portogallo il 70%. “Tutti i vettori lavorano a un piano di emergenza nel caso negli aeroporti non ci sia carburante per tutti o dovesse addirittura finire” spiega al quotidiano un amministratore delegato. “La matematica in questo caso è semplice: non è possibile effettuare lo stesso numero di voli senza la stessa quantità di jet fuel. Se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere chiuso anche ad aprile, vedremo centinaia di aerei messi a terra e toccherà cancellare migliaia di voli” afferma ancora l’esperto. Olivier Jankovec, direttore generale di Aci Europe, ridimensiona l’allarme, almeno per il momento: “L’86% degli intervistati segnala livelli di scorte in linea (79%) 
o superiori (7%) alla norma. Non vi sono quindi indicazioni di un rischio immediato di carenza sistemica negli aeroporti”.

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