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“Il sistema ‘Garko’ esiste anche in politica e nel calcio”. Vladimir Luxuria racconta i retroscena

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 10 Ott. 2020 alle 09:46
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Immagine di copertina

Vladimir Luxuria svela retroscena: “Il sistema ‘Garko’ c’è anche in politica e nel calcio”

Dopo il coming out di Gabriel Garko in diretta al Grande Fratello Vip, anche Vladimir Luxuria si è espressa in merito al fatto che l’omosessualità oggi è ancora causa di discriminazione. In un’intervista a Today, la Luxuria ha spiegato che ancora oggi molti preferiscono non fare coming out per timore di non lavorare più, com’è accaduto a Gabriel Garko. “È un sistema. Parlando in generale, conosco le pressioni degli agenti di spettacolo, di chi pensa che se un attore si dichiara gay poi non viene chiamato a fare film e fiction. Lo stesso avviene nel calcio: presidenti e allenatori temono striscioni omofobi e cori dei tifosi avversari. Gli ultras se la prendono col colore della pelle, figuriamoci se non farebbero lo stesso per l’orientamento sessuale: insulterebbero in maniera vistosa”, ha precisato Luxuria, per poi proseguire: “Ma se non si squarcia il velo dell’ipocrisia non andiamo avanti: ben venga un coming out di un calciatore e ben venga una ribellione davanti alle prime reazioni scomposte”.

Poi, in particolare, riguardo i calciatori ha spiegato: “Nel caso del calcio, è un sistema che comprende procacciatori, allenatori e presidenti, appunto. E poi c’è la preoccupazione degli sponsor. C’è l’idea che un calciatore gay potrebbe avere qualche sponsor in meno. Alla gente dovrebbe interessare solo un piede che dà un calcio al pallone e fa gol, invece è tutto basato sul guadagno, sul bieco denaro. Ma nei fatti chi paga sono questi personaggi costretti a tenere una maschera”

Riguardo il mondo dello spettacolo, ha poi dichiarato: “Resta ancora l’erronea convinzione che un attore gay, se dichiarato, non verrebbe ugualmente amato dalle donne nei panni di un sex symbol”. Infine Luxuria ha raccontato di quello che succede nel mondo della politica: “Conosco personalmente tanti politici gay che non si dichiarano. Quando misi piede per la prima volta in parlamento non sa in quanti si venivano a raccomandare: ‘Non dire a nessuno che mi hai visto là‘. Io ho sempre lottato per il coming out, ma non ho mai usato l’outing come strumento di vendetta, anche se spesso costoro sono proprio quelli che fanno della famiglia la loro bandiera”. Infine, ha concluso: “C’è un’ipocrisia dilagante, soprattutto se fai parte di un partito più conservatore”.

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