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Università Pavia, studentessa disabile pranza in aula: “Se non esci chiamiamo i carabinieri”

Immagine di copertina
Credit: Università di Pavia/Flickr

Università Pavia, studentessa disabile pranza in aula: “Se non esci chiamiamo i carabinieri”

“Ciò che più mi ha ferita è stato il dirmi tra le righe che nelle mie condizioni dovrei stare a casa e non andare a lezione”. Giorgia Orsi, 26 anni, è una studentessa dell’Università di Pavia, invalida al cento per cento per un tumore che combatte da più di un anno. Da mercoledì è al centro di un caso definito “molto grave” dal rettore dell’ateneo lombardo, dopo essere stata ripresa mentre consumava il suo pranzo in aula . “Mi hanno detto: non puoi mangiare in aula. Se non esci chiamiamo i carabinieri. Sono ancora molto scossa e confusa, mi auguro solo non capiti più un episodio simile”, ha raccontato a Il Corriere della Sera dopo le proteste dei suoi colleghi, che hanno spinto il rettore Francesco Svelto a promettere di approfondire quanto accaduto.

L’episodio risale a due giorni fa, il 9 novembre, quando la studentessa si trovava in un’aula del polo San Tommaso dell’università per pranzare. A causa della sua malattia la 26enne deve infatti seguire una dieta rigida, che le renderebbe difficile recarsi a un bar o in mensa: per questo viene all’università con la “schiscetta”, preparata ogni giorno dalla madre. “So che non si può mangiare in aula, ma fuori pioveva e faceva freddo, non potevo stare all’esterno perché sono abbastanza fragile dal punto di vista immunitario”, ha raccontato la studentessa.  “L’aula era semivuota e ho aperto la mia schiscetta, quando è entrata un’addetta dell’ateneo che con tono perentorio si è messa ad urlare, invitandomi ad uscire. Sono stata costretta a dirle dei miei problemi di salute. Se n’è andata, e ho pensato andasse bene così e potessi restare, invece è ritornata con un collega, e la discussione è proseguita sino alla minaccia di chiamare le forze dell’ordine”. A quel punto, Orsi ha lasciato in lacrime l’aula, dove altre studentesse avrebbero preso le sue difese: secondo la 26enne, questo non ha fatto altro che far spazientire ancora di più gli addetti. “Premetto che io non sono la mia malattia, e tantomeno faccio leva su di essa per trarre chissà quale vantaggio, ma mi sono sentita rispondere di non farmi difendere dagli avvocati del diavolo (le compagne), e di andare al bar”, ha dichiarato al quotidiano milanese.

Il caso ha sollevato anche l’attenzione della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha detto di aver parlato con la studentessa, dicendosi “molto amareggiata”.

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