Torino, rivolta nel centro migranti. Sfogo del poliziotto ferito: “Per un po’ non parlatemi di accoglienza”

"Per un po' non voglio sentire parlare di comprensione, integrazione ed accoglienza. Questo è il bilancio personale di una notte di guerriglia passata al Cpr di Torino, 30 giorni di prognosi", scrive su Facebook l'agente colpito

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 2 Set. 2019 alle 12:12 Aggiornato il 2 Set. 2019 alle 13:05
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Immagine di copertina

Torino, rivolta nel Cpr. Poliziotto: “Per un po’ non parlatemi di accoglienza”

Nella notte tra sabato 31 agosto e domenica 1 settembre, c’è stata una rivolta nel Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) di Torino: un poliziotto è stato ferito alla mano ed è stato medicato in ospedale: trenta giorni la prognosi.

Dopo il fatto è stato arrestato un uomo di origini marocchine con precedenti per violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

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Il poliziotto ferito ha però voluto esternare su Facebook i suoi malumori dopo le ferite riportate:

“Questa notte, per due ore, da solo e con un manipolo di Carabinieri (cinque), mi sono trovato a fronteggiare 158 ‘ospiti’ (perché così vanno chiamati), sotto una sassaiola pericolosissima durata un tempo interminabile, fino all’arrivo provvidenziale di tre squadre del Reparto Mobile e del loro funzionario.

Questi Centri secondo il mio modesto parere hanno utilità pari a zero perché si lavora in un contesto di pseudo detenzione dove l’Autorità pre-costituita viene continuamente messa in discussione, dove le nostre funzioni vengono derise, prese in giro e prese a sputi (e nel caso di specie non è una metafora), dove il controllo dell’ordine pubblico è diventato una chimera impostato essenzialmente sull’opera di mediazione dei singoli ispettori impiegati di turno a rotazione, ma tutto ciò non può quasi mai trovare riscontro quando la controparte con la quale ti confronti è rappresentata da extracomunitari provocatori pluripregiudicati che aspettano mesi per essere rimpatriati, e nemmeno sempre!!!”.

Qui abbiamo spiegato cosa sono i Centri di espulsione (Cie) e cosa succede ai migranti una volta arrivati in Italia

Il poliziotto poi continua: “Per un po’ non voglio sentire parlare di comprensione, integrazione ed accoglienza… questo è il bilancio personale di una notte di guerriglia passata al Cpr di Torino, 30 giorni di prognosi, una bella frattura scomposta di due falangi con prospettazione di intervento chirurgico, due monconi malamente appesi che improvvisamente vanno in direzione opposta a quella che il tuo cervello vorrebbe fare… e mentre i “signori” della politica fanno il gioco delle poltrone, facendo a gara a chi di loro si rivela essere il più capriccioso, in questi Centri di Permanenza e Rimpatrio ad ogni turno si sfiora la tragedia e prima o poi – credetemi – qualcuno si farà male sul serio!!!”.

Infine l’agente ha aggiunto: “Questi luoghi sono polveriere sempre pronte ad esplodere per effetto di un singolo che aizza il resto della feccia, così com’è capitato stanotte, ma nessuno dei nostri politici pare averne contezza, invece di venire sempre a controllare quali sono le loro condizioni di vivibilità, provate a verificare in quali condizioni lavoriamo tutti “Noi” che abbiamo giurato fedeltà alla Repubblica…!!! Scusate lo sfogo, ma stavolta ne ho proprio pieni i coglioni…!!!”.

Cosa sono i Cie e perché se ne sta parlando tanto?

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