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Torino, giornalista e attivisti picchiati dalla polizia durante la protesta per un migrante morto in un Centro rimpatri | VIDEO

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 10 Lug. 2019 alle 15:39 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:26

Torino giornalista picchiati polizia | La vicenda | La protesta e gli incendi nel Cpr | Cosa sono i Cpr

Torino giornalista picchiati polizia |Il giornalista torinese Roberto Chiazza è stato picchiato dalla polizia mentre tentava di filmare con una videocamera il presidio di solidarietà per l’uomo ritrovato morto nel Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Torino l’8 luglio. La manifestazione è stata organizzata il giorno stesso da alcuni attivisti dopo aver saputo della morte del giovane 32enne originario del Bengala, all’interno della struttura. La protesta si è svolta parallelamente alla rivolta dei migranti interna al Cpr. I compagni del 32enne, infatti, a seguito dell’accaduto si sono infatti ribellati e hanno appiccato piccoli incendi all’interno dell’edificio.

In un primo momento nel video si vedono soltanto i poliziotti fermi, in attesa, poi improvvisamente al minuto 0:51 viene dato l’ordine di caricare e poco dopo iniziano le percosse nei confronti di alcuni giovani inermi. Senza aver ricevuto alcuna provocazione fisica, la polizia si dirige correndo verso due ragazzi e li manganella con violenza. Il tutto viene ripreso dalla videocamera di Chiazza ma appena gli agenti se ne accorgono tornano indietro e cercano di strappargliela di mano per evitare di essere ripresi.

L’intervista al giornalista picchiato dalla polizia

A questo punto il video si interrompe bruscamente: “Un agente mi ha dato una manata in faccia, un calcio a una mano e poi ha colpito la macchina fotografica danneggiando il motore della messa a fuoco automatica”, dichiara il giornalista a Fanpage. Il reporter si era palesato alle forze di polizia prima dell’inizio del presidio e inizialmente la situazione sembrava tranquilla.

“I manifestanti stavano urlando degli slogan di solidarietà con i migranti all’interno del CPR. Frasi contro il razzismo e per la loro liberazione, niente di violento – prosegue – Dopo mezz’ora il presidio si è spostato da corso Brunelleschi a via Monginevro e io l’ho seguito. Come si può vedere dal video, ero accanto al cordone delle forze dell’ordine”.

Il presidio stava defluendo e si era svolto in maniera pacifica ma l’ordine di caricare è arrivato lo stesso: “Non c’erano stati né scontri né violenze, solo slogan. All’improvviso un poliziotto ha dato l’ordine di caricare a freddo. Ho iniziato a registrare. Ho ripreso il momento in cui gli agenti manganellavano un ragazzo in bicicletta e un altro con le mani alzate, inerme”.

Poco dopo hanno iniziato a colpire anche lui. Oltre alle percosse, gli è stata rotta anche la macchina fotografica: “Un danno importante, soprattutto per chi come me lavora usando una macchina fotografica. Come se non bastasse la polizia mi ha intimato di sparire. Sono molto amareggiato”.

La sua percezione è che l’intervento della polizia fosse immotivato: “Non stavano intervenendo per risolvere una situazione di pericolo, ma parevano quasi mossi da motivazioni “personali”. Erano carichi di rabbia”.

Il racconto del giornalista prosegue: “Mi è stato riferito, ma non l’ho visto personalmente, che uno di loro a un certo punto ha lasciato il manganello e ha sfidato i manifestanti a mani nude, mostrando i pugni. È assurdo. Quelle persone stavano protestando per una tragedia che si era consumata poche ore prima, con un ragazzo morto in circostanze non chiare”.

Cosa è successo nel Cpr di Torino

Tutto è iniziato quando l’8 luglio il corpo del giovane originario del Bengala è stato ritrovato in una stanza dell’infermeria dentro il Cpr di via Santa Maria Mazzarello, a Torino. Il medico legale intervenuto sul posto ha dichiarato che si trattava di una morte per cause naturali ma gli altri ospiti del centro non hanno creduto a questa versione e si sono ribellati.

Gli attivisti di LasciateCIEntrare  il giorno stesso hanno pubblicato sulla loro pagina la lettera inviata da un ospite del Cpr alla Procura di Torino il 25 giugno. Nella lettera (qui il testo integrale) si denuncia il caso di un ragazzo bengalese, vittima di stupro, che sarebbe stato portato in isolamento dopo la denuncia dei compagni.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

La dichiarazione del consigliere regionale | Cosa sono i Cpr

Anche Marco Grimaldi, Consigliere regionale del Piemonte di Leu ha commentato indignato la notizia: “Siamo certi che la magistratura abbia già aperto un’indagine e che presto anche altre istituzioni chiederanno di conoscere la verità sul caso. Ancora non sappiamo come il giovane sia morto, ma sappiamo da tempo che in queste terre di nessuno sottratte al controllo, alla trasparenza e alla tutela dei più elementari diritti umani, far sentire la voce di chi è detenuto è praticamente impossibile”.

I Centri di permanenza per i rimpatri sono strutture destinate alla detenzione amministrativa di cittadini che non provengono da paesi dell’Unione europea. Qui vengono chiuse le persone fermate dalle forze dell’ordine perché irregolarmente presenti sul territorio italiano. Rimangono in queste strutture per un tempo variabile in attesa di essere identificati e rimpatriati.

Qui abbiamo raccontato la vicenda del 32enne morto nel Cpr di Torino

Cosa sono i Cpr, Centri di permanenza per i rimpatri