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Il racconto di un 17enne che ha assistito alla strage di Capodanno: “Ho visto ragazzi con la pelle a brandelli”

Immagine di copertina
Credit: AGF

La testimonianza shock di un ragazzo di Cuneo che si trovava a Crans-Montana

Ragazzi come scheletri: è la testimonianza shock di un 17enne di Cuneo che ha assistito alla strage di Capodanno avvenuta a Crans-Montana, in Svizzera. Intervistato da La Stampa, Alessandro (nome di fantasia ndr) racconta: “In quel locale avrei potuto esserci anch’io. La sera di San Silvestro siamo usciti in paese verso l’una e mezza, per bere qualcosa insieme. Siamo passati davanti a Le Constellation. Avevamo festeggiato il Capodanno a Montana, a un dj set all’aperto. Poi ci siamo spostati verso Crans. Appena arrivati, ci ha colpito subito una scena strana: un ragazzo seduto a terra, ripiegato su se stesso, con la testa bassa. Ho pensato fosse ubriaco. Poi ha alzato lo sguardo e ha iniziato a urlare. Aveva le mani ustionate, la pelle a brandelli”.

E ancora: “Poco più avanti c’era un altro ragazzo con la maglietta in fiamme, che è stato aiutato a togliersela. Intorno, diversi giovani stesi a terra, privi di sensi o già morti. Credo fosse l’inizio: non c’era ancora gente che usciva di corsa, né assembramenti. La scena che mi ha colpito di più è stata quella di un ragazzo ancora vivo ma completamente bruciato, seduto sul marciapiede, senza vestiti, con lo sguardo fisso nel vuoto. Il viso sembrava ridotto a uno scheletro. Le ragazze erano senza maglietta, con la pelle arrossata. Sembrava un inferno e, allo stesso tempo, qualcosa di irreale. Tutti erano in condizioni gravissime: alcuni senza capelli, altri completamente ustionati”.

Alessandro, che si trovava insieme ai suoi fratelli, ha chiamato subito i soccorsi: “In quel momento non c’erano ancora ambulanze né mezzi di emergenza. Non siamo stati istruiti su come comportarci in situazioni del genere. Non si percepiva nemmeno la pressione sulle finestre dall’interno, che poi è emersa dai video circolati sui social: solo tanto fumo e le fiamme sullo sfondo. È strano pensarci: uscivano da un ambiente dove il calore aveva probabilmente raggiunto centinaia di gradi e fuori la temperatura era a meno dodici, ma non si coprivano. Erano immobili, in stato di choc”.

Una scena che difficilmente dimenticheranno: “Mio fratello ha iniziato a tremare, stava male. Abbiamo deciso di allontanarci e tornare a casa. Io e mio fratello maggiore avremmo voluto fermarci per capire di più, perché era davvero difficile immaginare cosa fosse successo, ma mio fratello più piccolo aveva molta paura. Tornando a casa incrociavamo altri ragazzi allegri, che non sapevano cosa stavano per vedere”. Poi, una riflessione più ampia: “Non mi ero mai posto davvero il problema delle condizioni di sicurezza dei locali. Io e mio fratello maggiore li frequentiamo, anche in Italia. Quante volte entriamo in spazi seminterrati, sovraffollati, senza uscite di sicurezza adeguate? A 16 anni è normale non avere una reale percezione del rischio. E la rapidità del flashover deve aver colto tutti di sorpresa”.

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