Roma, la stalker dell’ambasciatore e capo gabinetto di Di Maio torna libera dopo due mesi ai domiciliari

Valentina Pizzali era stata arrestata per stalking ai danni del diplomatico Ettore Sequi

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 10 Dic. 2019 alle 11:46 Aggiornato il 10 Dic. 2019 alle 12:37
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Immagine di copertina

Stalker dell’ambasciatore Sequi torna libera

Valentina Pizzale, la donna accusata di stalking ai danni del capo di gabinetto della Farnesina, l’ambasciatore Ettore Francesco Sequi, è tornata libera dopo due mesi di arresti domiciliari.

Lo ha deciso il tribunale di Roma dopo la richiesta avanzata dall’avvocato difensore Daniele Ingarrica durante la prima udienza. Resta per l’imputata il divieto di avvicinamento e di comunicazione con Sequi.

Valentina Pizzale, romana di 41 anni, è una claquer dei programmi tv accusata di stalking dopo aver perseguitato Sequi per anni con sms e mail minacciose.

“Vengo lì e butto giù l’ambasciata!”. “Bastardo, ti rovino! Mi hai illuso, sei una me…”, scriveva la stalker, che durante il processo ha affermato di essere stati vittima dell’ambasciatore, il quale l’avrebbe delusa dopo una storia cominciata nel 2017.

“Altro che perseguitato, lui era geloso di me”, ha sostenuto la Pizzali.

Il Corriere della Sera ha ricostruito la vicenda due mesi fa, quando la donna è stata arrestata.

Ci siamo conosciuti sui social, mi ha contattato lui e da lì è nato tutto”, aveva detto Pizzale.

Ma in quel periodo l’ambasciatore era in Cina e continuare la relazione era pressoché impossibile. Una realtà che la Pizzale non accetta, e così inizia a perseguitare virtualmente e telefonicamente Sequi, il quale però non ha mai risposto alle provocazioni.

A far precipitare la situazione è stato l’incarico di Sequi alla Farnesina, e quindi il suo ritorno in Italia. Quando Pizzale ha saputo che l’ex era rientrato a Roma dopo le missioni in Cina e Mongolia ha cominciato a cercarlo con ancora più insistenza.

La situazione poi è peggiorata: messaggi a ogni ora del giorno e della notte, telefonate incessanti, minacce di mettere in piazza fatti privati o pretestuose montature.

Pizzale faceva leva soprattutto sulla possibilità di mettere a repentaglio la sfera privata dell’ambasciatore. E quindi la sua carriera.

Il diplomatico, che è stato console a Teheran, primo segretario alla sede centrale dell’Onu a New York, consigliere d’ambasciata a Tirana e poi ancora rappresentante dell’Unione Europea in Afghanistan e Pakistan, non vuole che il caso gonfi, così, in un primo momento lascia cadere nel vuoto le minacce della Pizzali.

Ma niente ha fermato la donna, nemmeno il fatto che la Procura di Roma le avesse già fatto arrivare un avviso di garanzia.

Sapeva di essere indagata, ma non si è fermata. Così era scattato l’arresto su disposizione della procura. Oggi torna libera, ma non potrà avvicinarsi né comunicare con Sequi.

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