La dura vita di Sea Watch ai tempi del Coronavirus: “Costretti alla quarantena in mezzo al mare”

Quattordici giorni in rada fuori dal porto di Messina per l'intero equipaggio della Sea Watch

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 2 Mar. 2020 alle 19:15 Aggiornato il 2 Mar. 2020 alle 19:55
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Immagine di copertina
Sea Watch Credits: Ansa

“Siamo bloccati in mezzo al mare e non ci fanno scendere: una quarantena assurda e forzata”. A parlare a TPI è Gennaro Giudetti, mediatore culturale della Sea Watch, in quarantena insieme ad altre 20 persone a bordo dell’imbarcazione tedesca, attraccata a Messina venerdì 28 febbraio.

L’ong ha spiegato che, per precauzione e per evitare eventuali contagi legati al coronavirus, le autorità hanno disposto un periodo di quarantena “a terra” per le persone soccorse e “a bordo” per i membri dell’equipaggio. I 194 migranti sono stati fatti sbarcare, mentre l’equipaggio dovrà restare sulla nave ancora per 14 giorni. Giudetti racconta: “I migranti pensavano che queste precauzioni fosse per proteggerli dal coronavirus che gira in Italia e non il contrario”.

Come funziona la quarantena a bordo di Sea Watch

La Sea Watch ha messo a disposizione il proprio team di 5 medici fornendo dati sulla situazione. “A tutti viene misurata la temperatura tre volte al giorno. L’equipaggio è in salute e nessuna anomalia riscontrata”, sottolinea il mediatore culturale. “Nel rispetto delle precauzioni sanitarie adottate – dice Guidetti – riteniamo discriminatoria l’applicazione esclusiva della misura a navi ong. Le navi commerciali infatti non ricevono lo stesso trattamento: gli equipaggi delle navi commerciali provenienti dalla Tunisia sono stati fatti tranquillamente sbarcare a Civitavecchia in questi giorni. Così per 14 giorni non possiamo salvare vite in mare“.

Le richieste di Musumeci

La decisione della quarantena è stata presa anche per rispondere alle sollecitazioni del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che in un primo momento aveva chiesto che venisse imposto alle persone soccorse in mare un periodo di isolamento a bordo del natante, evidenziando il rischio di contagi. Ma la sua richiesta non è stata accolta, ed è stata pesantemente criticata, perché considerato un provvedimento smisurato e discriminatorio e razzista nei confronti dei naufraghi.

Poi in una lettera inviata al premier Giuseppe Conte Musumeci aveva parlato di “rilevanti criticità sotto il profilo igienico-sanitario” presenti nell’hotspot di Messina, la caserma Gasparro-Bisconte, centro ritenuto non idoneo a ospitare i migranti per un lungo periodo. Nessuno è risultato positivo al test per il Coronavirus, ma la Sea Watch resta ferma in rada, in mezzo allo Stretto di Messina.

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