Sea Watch, Di Battista: “I migranti sbarchino, poi vengano ridistribuiti negli altri Paesi Ue”

Di Donato De Sena
Pubblicato il 27 Giu. 2019 alle 20:19 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:32
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Immagine di copertina

Sea Watch | Di Battista | Sbarco migranti | M5S

SEA WATCH DI BATTISTA M5S – Dai “porti chiusi” di Matteo Salvini ai porti aperti di una parte del Movimento 5 Stelle. Le posizioni degli esponenti della maggioranza giallo-verde sulla vicenda della Sea Watch 3 dimostrano (confermano) quanto sia variegato il fronte governativo sui migranti. L’ultimo intervento che sembra distante dalla linea dura della Lega è quella di Alessandro Di Battista, il massimo rappresentante dell’ala ortodossa M5S che si contrappone a quella moderata di Luigi Di Maio, che dice sì allo sbarco.

Sea Watch Di Battista | Sbarco migranti | M5S

“Occorre – ha detto l’ex deputato – combattere il problema alla radice, non saranno muri, fili spinati a porti chiusi a frenare qualcosa di negativo, perché i flussi sono un qualcosa di negativo, sono deportazioni. Mentre la Sea Watch è ferma in questo momento continuano a sbarcare tante persone” in Italia.

Di Battista è intervenuto nel corso della presentazione del suo libro a Roma, alla Mondadori del quartiere Prati. “Io li farei sbarcare, perché intervenga la magistratura per poi ridistribuire questi disgraziati in altri Paesi”, ha aggiunto.

“Ciò che occorre – ha continuato l’ex parlamentare – non è semplice, occorre combattere la radice del problema altrimenti tra sei mesi staremo da capo a dodici. Il tema migratorio oggi è la più grande arma di distrazione di massa, mentre il popolo viene diviso con dichiarazioni anche assurdo chi detiene il potere continui a spartirsi l’Italia sulla nostra pelle. Mentre in questi 14 giorni questi disgraziati stanno su una nave, quante persone sono decedute nel deserto in Africa?”.

Dire “aiutiamoli a casa loro è penoso”, ha aggiunto Di Battista sulla Sea Watch. “Non potrei accettare nessun incarico, pagato con denaro pubblico, senza prima passare per le elezioni. Io ritornerò ad avere uno salario pubblico solo se i cittadini lo vorranno attraverso le elezioni”.

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