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Rientro a scuola: mancano 200mila docenti e 15mila amministrativi

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Oggi tornano a scuola gli studenti di Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Piemonte, Veneto e Lombardia. Si tratta del primo rientro senza mascherine e distanziamenti dall’inizio della pandemia. Se a compromettere la ripresa quest’anno non saranno più la dad né i turni d’ingresso, il buco di circa 200mila docenti getta un’ombra sulla ripresa.

I sindacati lanciano l’allarme anche per il personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario), ne mancherebbero 15 mila all’appello. I servizi amministrativi delle scuole si ritrovano in tensione anche per il mancato rinnovo del personale organico Covid assunto negli ultimi due anni. “L’Istituto superiore di sanità e il ministero dell’Istruzione raccomandano di fare svolgere le lezioni con abbondante aerazione, ma le classi delle nostre scuole non sono dotate di sistemi di ventilazione automatica, sono piccole e ospitano quasi sempre un numero di alunni superiore ai parametri minimi di sicurezza e al distanziamento che a breve sarà di nuovo raccomandato.” – denuncia l’associazione professionale Anief – “In queste condizioni, occorre confermare gli 80mila docenti e Ata dell’organico Covid previsti proprio per fare fronte allo stato pandemico ancora in atto: invece, l’anno scorso sono stati dimezzati ed ora spariscono. Peraltro, a fronte di un organico già ridotto all’osso dal dimensionamento che negli ultimi anni ha privato le nostre scuole di 200mila insegnanti e oltre 50mila amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici”. Secondo quanto riportato su Avvenire, Anief sottolinea come “i 50.415 nuovi docenti assunti durante l’estate (cui si aggiungono 9.021 Ata e 317 dirigenti), rappresentano, infatti, poco più della metà delle 94.130 immissioni in ruolo autorizzate per quest’anno dal ministero dell’Economia e delle Finanze”.

Lungi dall’essere risolto quindi il vecchio problema delle cosiddette “classi pollaio”. Secondo la legge le immissioni di docenti avvengono attingendo per il 50% da graduatorie ad esaurimento per contratti a tempo determinato (saturate in molte regioni) e per il 50% da graduatorie di nuovi docenti vincitori di concorso. La causa del flop dei concorsi di quest’anno sarebbe l’inadeguatezza della selezione dei candidati. I posti restanti verranno quindi ricoperti da supplenti, con contratti precari. Le supplenze possono essere effettuate da qualsiasi detentore di un diploma attinente alla materia insegnata. Una situazione che presenta il rischio di dover ridurre gli orari per migliaia di studenti, o di ricorrere a graduatorie interne portando così a cambiamenti di insegnanti nel corso dell’anno.

Nonostante la scuola sia un tema evocato in tutti i programmi elettorali, il governo di unità nazionale ancora in carica si mostra inerte di fronte all’emergenza. Il sindacato indipendente denuncia il disegno dl legge Aiuti bis, attualmente in esame in Parlamento, che non menziona misure per riempire le cattedre. E’ stato presentato un emendamento dal M5S per inserire la proroga dell’organico covid nel dl.

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